Il quesito del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia è stato riscritto, ma la data della consultazione resta invariata. Il voto si terrà regolarmente domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026. Questa la decisione assunta dal Consiglio dei ministri del 7 febbraio 2026, convocato per valutare gli effetti dell’ordinanza dell’Ufficio centrale per il referendum presso la Cassazione che ha accolto la richiesta presentata dal Comitato dei 15 promotori.
La decisione della Cassazione e il nuovo quesito
Con ordinanza adottata il 6 febbraio (non ancora depositata), la Corte di cassazione ha ritenuto di ammettere la nuova formulazione del quesito, proposta dal Comitato promotore composto da quindici giuristi, che ha raccolto oltre 500 mila firme di elettori.
La modifica riguarda un’integrazione ritenuta necessaria: nel quesito deve essere esplicitato quali articoli della Costituzione vengono modificati dalla legge di revisione costituzionale sottoposta a referendum.
L’ordinanza è stata immediatamente trasmessa, a cura della cancelleria della Cassazione, al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Camera e Senato, al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Corte costituzionale, oltre che notificata ai promotori della richiesta referendaria e ai delegati parlamentari.
La decisione del Consiglio dei ministri: data confermata
Nel comunicato stampa n. 160 del 7 febbraio 2026, Palazzo Chigi ha chiarito che il Governo ha deliberato di proporre al Presidente della Repubblica per l’adozione del relativo decreto, di precisare il quesito relativo al referendum popolare confermativo già indetto con il decreto del 13 gennaio 2026 nei termini indicati, fermo restando lo stesso decreto.
Pertanto, verrebbe precisato il testo del quesito referendario senza modificare la data fissata per il 22 e il 23 marzo 2026, scongiurando qualsiasi rinvio.
Il testo del nuovo quesito referendario
Il quesito, nella versione definitiva indicata dalla Cassazione, è il seguente:
«Approvate il testo della legge di revisione degli articoli 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?»
Rispetto alla formulazione originaria, viene quindi chiarito in modo puntuale quali disposizioni costituzionali sono interessate dalla riforma.
Che tipo di referendum è e come si vota
Quello sulla riforma della giustizia, si ricorda, è un referendum costituzionale confermativo, disciplinato dall’articolo 138 della Costituzione.
Si tratta di una consultazione con cui gli elettori sono chiamati a confermare o respingere una legge di revisione costituzionale già approvata dal Parlamento, ma senza il quorum dei due terzi dei componenti in seconda deliberazione.
L’elettore potrà esprimersi scegliendo una delle due opzioni previste: Sì, per confermare la legge costituzionale; No, per respingerla.
A differenza del referendum abrogativo, il referendum costituzionale non prevede quorum di partecipazione. L’esito è determinato esclusivamente dalla maggioranza dei voti validamente espressi, indipendentemente dal numero degli elettori che si recano alle urne.
Gli italiani sono chiamati a esprimersi sulla riforma costituzionale sulla giustizia approvata dal Parlamento nel 2025 che interviene sulla separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri, nonché l’istituzione di due Consigli superiori della magistratura distinti, uno per i giudici e uno per i requirenti e la creazione di una Alta Corte disciplinare per i magistrati ordinari cui viene attribuita la competenza disciplinare oggi esercitata dal Csm.
Se prevarranno i Sì, la riforma sarà confermata e la legge costituzionale sarà promulgata dal Capo dello Stato e quindi pubblicata in GU. Se prevarranno i no, invece, la riforma sarà definitivamente respinta.

