Con il nuovo protocollo di tutela della genitorialità, pubblicato il 28 giugno 2018, il Consiglio giudiziario di Milano si è posto l’obiettivo di garantire la massima attenzione verso le esigenze delle mamme avvocato nell’esercizio della loro professione.

Rispetto al precedente documento, che risaliva al 1° giugno 2011, viene, infatti, maggiormente agevolata la conciliazione tra vita professionale e vita familiare della donna che svolge il lavoro dell’avvocato. Fermi restando i capisaldi più generali sulla promozione delle politiche di pari opportunità previsti nel precedente protocollo, il nuovo documento stabilisce che il giudice civile stili il proprio calendario delle udienze tenendo nella massima considerazione lo stato di gravidanza dell’avvocato per il periodo corrispondente al congedo di maternità stabilito dalla legge per i lavoratori dipendenti.

La gravidanza detta il calendario delle udienze
Dal canto suo, affinché possa beneficiare di questa garanzia, l’avvocato deve semplicemente documentare il proprio stato di gravidanza (a cui sono equiparati l’avvenuta adozione o l’affido), impegnandosi unicamente a non arrecare un grave pregiudizio alle parti nelle cause di natura urgente.

Con riferimento al processo penale, il protocollo rinvia invece all’articolo 420-ter del codice di procedura penale, del quale il giudice deve tenere conto nel caso in cui l’avvocato abbia comunicato il proprio stato di gravidanza, adozione o affido. Anche in questo caso occorre considerare i due mesi antecedenti la data presunta del parto e i tre mesi successivi al parto, senza pregiudicare la trattazione di procedimenti in cui vi siano imputati sottoposti a misure cautelari personali.

Il periodo di tutela
Il protocollo fa anche chiaro riferimento al fatto che lo stato di gravidanza deve rappresentare un “corridoio privilegiato”, sia nella gestione dell’ordine di trattazione dei processi, sia nello svolgimento degli adempimenti di cancelleria. Nella forma di tutela è incluso il periodo appena successivo al parto e quello dell’allattamento, con particolare riferimento alle ragioni di urgenza legate agli obblighi di cura della prole nei primi mesi di vita.

Analoghe esperienze di tutela e sostegno della maternità (e non solo) sono stati attivati dai Consigli giudiziari della Corte di appello di Napoli, di Pavia e di Udine, che con i rispettivi protocolli - tutti stilati tra il 2016 ed il 2017 - hanno cercato di promuovere e sostenere la maternità e la paternità dei liberi professionisti.

Si pensi ad esempio al punto 6) del protocollo del Consiglio giudiziario di Udine secondo cui «la paternità è riconosciuta quale legittimo impedimento alla partecipazione degli avvocati alle udienze civili e penali durante i tre mesi successivi alla data del parto».

Riproduzione riservata Ⓒ