Il Servizio civile universale entra, per la prima volta, negli istituti penitenziari. Il progetto è stato approvato dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria (Dap) del Ministero della Giustizia e sarà inserito nel prossimo bando per operatori volontari, in pubblicazione nelle prossime settimane. Lo rende noto via Arenula su gNews.

Un progetto sperimentale negli istituti penitenziari

L’iniziativa consentirà ai giovani volontari di svolgere il Servizio civile all’interno delle carceri, supportando l’amministrazione penitenziaria nelle attività di rieducazione e di reinserimento sociale delle persone detenute.

Il progetto coinvolge complessivamente undici istituti penitenziari distribuiti sull’intero territorio nazionale e prevede l’impiego di 33 giovani operatori volontari.

Il progetto è finanziato tramite il decreto del Dipartimento per le Politiche giovanili e il Servizio civile universale del 4 febbraio e sarà inserito nel bando per operatori volontari che verrà pubblicato nelle prossime settimane.

Il valore formativo dell’esperienza in carcere

Secondo quanto evidenziato dal sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, l’esperienza offrirà ai giovani la possibilità di conoscere da vicino il funzionamento dell’amministrazione penitenziaria e di confrontarsi con una realtà complessa, caratterizzata da una forte dimensione sociale e umana. “Offriremo ai ragazzi un’esperienza unica, dal profondo valore umano, che gli permetterà di conoscere l’amministrazione penitenziaria dal suo interno. Un’esperienza di vita che mi auguro possa portare questi giovani ad appassionarsi a questo mondo – ha affermato infatti il sottosegretario - e, perché no, a trovare uno sviluppo di carriera in questo ambito”.

Come funziona il Servizio civile universale

Si ricorda che il Servizio civile universale (disciplinato dal D.Lgs. n. 40/2017 e s.m.i.) è una forma di impegno volontario che consente ai giovani di dedicare un periodo della propria vita – fino a dodici mesi – ad attività di interesse collettivo. Le iniziative si svolgono in ambiti quali l’assistenza, l’educazione, la tutela dei diritti, la promozione della pace e il sostegno alle comunità locali, secondo una concezione di difesa civile non armata e non violenta.

Possono partecipare i giovani tra i 18 e i 28 anni, anche cittadini stranieri regolarmente residenti in Italia.

Il servizio rappresenta un’esperienza di formazione civica e personale, oltre che un’opportunità per acquisire competenze utili anche in ambito lavorativo.

Ai volontari spetta un rimborso mensile pari a 519,47 euro e un percorso formativo articolato in una fase generale e in una specifica, legata al progetto svolto, per una durata complessiva non inferiore a 80 ore.

Si tratta di un periodo di servizio che non costituisce un rapporto di lavoro ma che è riconosciuto ai fini previdenziali e prevede il possibile riconoscimento di crediti formativi da parte di scuole e università. Inoltre, la legge n. 74/2023 ha introdotto una riserva del 15% dei posti nei concorsi pubblici a favore di chi abbia concluso il Servizio civile universale senza demerito.

Riproduzione riservata Ⓒ