Urne aperte per il rinnovo del Consiglio Superiore della Magistratura, oltre 9mila magistrati si sono recati alle urne per rinnovare il proprio organo di autogoverno. Sono le prime elezioni dopo la bocciatura al referendum sulla giustizia, lo scorso marzo, che ha scongiurato il meccanismo del sorteggio che era previsto dalla stessa riforma.
Sono 64 i candidati per i venti posti da assegnare ai togati, mentre per i dieci membri cosiddetti laici la partita si aprirà mercoledì 28 ottobre con la prima convocazione del Parlamento in seduta comune.
Tornando alle elezioni per i nuovi membri togati del ’parlamentino’, non c’è uno scrutino telematico ma quello attraverso le tradizionali urne e i risultati dovrebbero arrivare nella giornata di giovedì.
Tra le note rilevanti di questa votazione c’è senza dubbio il ritorno di Cosimo Ferri, membro del Csm vent’anni fa, quando aveva solo 35 anni, leader di Magistratura Indipendente, poi in Anm con un record di preferenze, quindi sottosegretario alla Giustizia, parlamentare, e infine il ritorno in magistratura con il suo nome che finì nelle cronache del cosiddetto ’sistema Palamara’. Ma nel 2024 il Csm ha decretato la sua assoluzione dal processo disciplinare per la famosa riunione all’Hotel Champagne del 2019 sul nuovo procuratore di Roma.
In queste elezioni delle toghe si guarda anche alla nuova generazione di magistrati entrata con gli ultimi concorsi, che potrebbe riservare novità nell’esito delle urne. Le correnti principali sono Magistratura Indipendente, Area Democratica per la Giustizia, Unità per la Costituzione, Magistratura Democratica.
Dalle elezioni di questi giorni uscirà il Consiglio che sarà in carica per i prossimi quattro anni, guardando dunque oltre le sempre più imminenti elezioni politiche.
Il 28 ottobre è invece convocato il Parlamento in seduta comune per eleggere i dieci componenti laici, tra avvocati e professori universitari esperti di diritto. La maggioranza richiesta è molto ampia e quindi la prima seduta sarà solo interlocutoria: tre quinti dell’assemblea parlamentare nelle prime due votazioni e tre quinti dei votanti dal terzo scrutinio in poi.
Il termine per le candidature è scaduto ma è stato riaperto per le donne: erano troppo poche al momento della scadenza. E anche per questa partita c’è un nome di spicco: quello dell’ex pm di Mani Pulite, Antonio Di Pietro. In lizza anche il parlamentare di Forza Italia Pierantonio Zanettin, i senatori del Pd Alfredo Bazoli e Anna Rossomando, l’ex ministra per le Disabilità Erika Stefani della Lega, l’ex presidente dell’Umbria Donatella Tesei.

