Forse non più statisticamente rilevante, certo però il tema delle toghe in politica è centrale in una magistratura alla faticosa ricerca di quella credibilità che ieri, introducendo i lavori sulla presentazione delle proposte tecniche di modifica all’ordinamento giudiziario, la ministra Marta Cartabia è tornata a sottolineare, facendo proprie le parole del capo dello Stato.

Secondo le proposte della commissione Luciani la candidatura sarà possibile solo dopo un’aspettativa di almeno 4 mesi. Previsto il divieto di candidarsi nella circoscrizione del territorio dove si sono svolte le funzioni negli ultimi 2 anni. Per i magistrati candidati ma non eletti non si esclude un loro ritorno alla giurisdizione. Per 3 anni,non potranno però essere ricollocati in ruolo in un ufficio con competenza territoriale, compresa in tutto o in parte nella circoscrizione elettorale e neppure nel distretto in cui esercitavano le funzioni al momento della candidatura;per 3 anni non potranno svolgere funzioni di Gip, Gup e Pm e nemmeno ricoprire incarichi direttivi e semidirettivi.

I magistrati eletti, se rientrano in magistratura ,per 5 anni, dovranno essere ricollocati in ruolo in un distretto sito in una regione diversa e non limitrofa a quella della sede di provenienza e in una regione diversa da quella in cui è compresa la circoscrizione in cui il magistrato è stato eletto; per 5 anni possono svolgere solo funzioni collegiali; non potranno presiedere collegi e assumere incarichi direttivi o semidirettivi

Di fronte alle perplessità dei 5 Stelle per un allentamento di quanto previsto nel disegno di legge Bonafede, Luciani ha tenuto a spiegare che «il tema è assai delicato. La Commissione non ha per nulla indebolito il rigore del ddl Bonafede, ne ha rovesciato l’impostazione. La Commissione ha dettato una disciplina molto più rigorosa per l’accesso alla politica da parte dei magistrati. Per chi ha ricoperto incarichi elettivi, il rientro può avvenire con limitazioni estremamente rigorose. Solo incarichi collegiali. Abbiamo ritenuto doveroso riconoscere però la possibilità di un ritorno in magistratura, per rispetto della Costituzione».

Stretta anche sui fuori ruolo, con l’individuazione precisa di incarichi per cui è necessario il collocamento fuori ruolo, la riduzione del numero massimo dei fuori ruolo e il collocamento collocamento fuori ruolo solo per chi ha ottenuto almeno la terza valutazione di professionalità (oggi è sufficiente la seconda).

Un riconoscimento del ruolo dell’avvocatura è poi contenuto nella previsione che nei consigli giudiziari potranno assistere alle deliberazioni su valutazioni di professionalità dei magistrati anche gli avvocati e i professori universitari.

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