“Se vi è stato un errore, il sistema prevede fisiologicamente gli strumenti per porvi rimedio. L’invio degli ispettori a Torino, da parte del Ministro della Giustizia, appare invece del tutto privo di giustificazione e rischia di tradursi in un’indebita pressione sull’autonomina del potere giudiziario”. Così la Giunta dell’Unione delle Camere penali con riguardo alla decisione del Guardasigilli a seguito della scarcerazione da parte del Gip di Torino di un uomo accusato di violenza sessuale su minore.
“È proprio nei casi che suscitano maggiore indignazione sociale – si legge nel comunicato - che il principio di autonomia e indipendenza della giurisdizione viene messo alla prova”. “La decisione del GIP di Torino – prosegue - può essere criticata nel merito, ma non può essere deformata dalla consueta semplificazione mediatica e strumentalizzata a fini politici. Il giudice ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza e un concreto e attuale pericolo di reiterazione, ma ha valutato sufficiente una misura meno afflittiva del carcere, valorizzando l’incensuratezza, il comportamento collaborativo e la resipiscenza dell’indagato”.
In un post su X di questa mattina, l’ex presidente dell’Ucpi Giandomenico Caiazza inquadra così la vicenda: “Qualunque atto sessuale commesso contro la volontà della vittima, ivi compreso il fugace palpeggiamento del seno all’esito di un duplice abbraccio consensuale, è un atto odioso, giustamente e severamente punito dalla legge. Tuttavia, la stessa legge opera una drastica riduzione della pena, addirittura fino a due terzi in meno, ’nei casi di minore gravità’ (art. 609 bis ultimo comma), quale appunto può ragionevolmente considerarsi un palpeggiamento fugace”.
“Qui non c’è uno stupro di una minorenne – aggiunge il penalista - . La rappresentazione del fatto è alterata. La ragazza conosce l’uomo, perché va a fare spesso la spesa lì. C’è un rapporto di cordialità, lui le regala le cose, lei chiacchiera con lui, povera ragazza. A un certo punto lui le dice ’abbracciami’, lei l’abbraccia. Le ripete ’abbracciami un’altra volta’, e si abbracciano un’altra volta. Al secondo abbraccio le mette le mani sul seno e dice: ’bello’.
“L’ordinanza cautelare del GIP di Torino, se si ha la pazienza almeno di leggerla – prosegue Caiazza -, si muove all’evidenza in queste coordinate logiche e normative, e dunque applica una misura cautelare ritenendola evidentemente adeguata alla ’minore gravità’ contemplata dalla norma e al comportamento collaborativo dell’indagato. Non è che se la legge usa un’unica locuzione, violenza sessuale, dobbiamo dire che è stupro anche la famosa pacca sul sedere. Si può condividere o meno, ci mancherebbe. Con una sola avvertenza: essere bengalesi non costituisce, norme alla mano, una aggravante. O almeno, non ancora”.
La Giunta dell’Ucpi ricorda poi che la custodia cautelare “non è una pena anticipata, né uno strumento per soddisfare una domanda sociale di immediata punizione. La sua applicazione deve dipendere dalle esigenze cautelari concretamente accertate e rispettare i principi di adeguatezza e proporzionalità”.
“Il provvedimento - concludono i penalisti - potrà essere impugnato dal Pubblico Ministero, se lo riterrà opportuno, e sottoposto ad alla valutazione del Tribunale per il Riesame e successivamente anche della Cassazione”.

