L’Ufficio per il processo non sarà ridimensionato ma “rafforzato e reso strutturale”. È la linea rivendicata dal ministro della Giustizia Carlo Nordio nel question time alla Camera del 27 maggio, rispondendo all’interrogazione della deputata del M5S D’Orso sulle stabilizzazioni del personale assunto nell’ambito del Pnrr.
Nel suo intervento, il Guardasigilli ha respinto le accuse di depotenziamento degli addetti UpP, sostenendo anzi che il Ministero abbia cercato di “rendere più flessibile” il vincolo europeo delle assunzioni a termine, senza però ottenere aperture da Bruxelles. “Abbiamo cercato di rimodularlo e non c’è stato nulla da fare”, ha spiegato Nordio, rivendicando quindi uno sforzo finanziario autonomo dello Stato per stabilizzare “quasi tutti” gli addetti.
Il Ministro ha poi fornito i numeri dell’operazione. Con l’avviso del 17 dicembre 2025 sono stati banditi 246 posti per figure tecniche tra funzionari e assistenti, ricevendo 231 domande; le procedure avverranno “sulla base della valutazione dell’anzianità e dei titoli senza l’espletamento della prova scritta”. Più consistente il secondo blocco di stabilizzazioni, previsto dall’avviso del 16 marzo 2026 per il personale assunto nell’ambito del Pnrr: 6.919 unità nel profilo di addetti all’Ufficio per il processo, 712 tecnici dell’amministrazione e 1.488 operatori data entry.
“Praticamente abbiamo colmato il 90% di quelle situazioni che erano per così dire precarie”, ha affermato Nordio, aggiungendo che l’obiettivo è completare integralmente il percorso “entro un breve tempo”. �
Nordio ha inoltre assicurato che la funzione degli addetti UpP “non viene ridimensionata ma al contrario viene rafforzata e resa strutturale”, precisando che il personale continuerà a supportare anche le cancellerie “ove necessario” e che sarà garantita, “ove possibile”, la continuità territoriale nelle sedi di servizio. �
Nella parte finale dell’intervento, il Ministro ha collegato la riorganizzazione alla nuova architettura contrattuale del ministero, richiamando l’accordo sulle “famiglie professionali”, definito come il passaggio “dalla logica della mansione alla logica del lavoro per processi”. Una riforma, ha detto, costruita attraverso un confronto “continuo e serrato” con sindacati e magistratura.
Nella replica, la deputata M5S Valentina D’Orso ha accusato il Governo di non aver reso strutturale l’Ufficio per il processo, denunciando che i posti messi a concorso per la stabilizzazione sarebbero inferiori rispetto al personale oggi in servizio e senza indicazioni certe sulle disponibilità nei singoli distretti, con il rischio di “esuberi territoriali”. Secondo D’Orso, l’esecutivo starebbe così “smantellando” l’Upp, definito “l’unica innovazione” della giustizia che abbia prodotto effetti positivi sull’efficienza degli uffici grazie alle risorse del Pnrr. La deputata ha inoltre sostenuto che gli uffici Gip di Milano e Roma si sarebbero fermati, salvo le urgenze, per consentire al personale di smaltire le ferie arretrate, accusando il Governo di aver tradito le promesse fatte durante la campagna referendaria.
Rispondendo a un’altra interrogazione, Nordio si è poi soffermato sul tema delle carceri. Il sovraffollamento carcerario, ha detto, «si è sedimentato nei decenni e non può essere risolto con provvedimenti improvvisi».
Il Guardasigilli ha rivendicato l’intervento del Governo sull’aumento della capienza: nel primo trimestre 2026, ha spiegato, sono già stati consegnati 793 posti, mentre il piano carceri affidato al commissario straordinario porterà «entro brevissimo tempo» a un incremento complessivo di 10mila posti.
Nordio ha poi indicato due ulteriori direttrici: strutture protette per chi avrebbe diritto ai domiciliari ma non dispone di un domicilio, una platea stimata tra 2mila e 4mila persone; e nuovi provvedimenti per la detenzione differenziata dei tossicodipendenti, che rappresentano tra il 20 e il 30% della popolazione detenuta. L’obiettivo, ha concluso, è rafforzare il recupero attraverso cure, lavoro e rieducazione

