Botta e risposta tra il Csm e il viceministro della Giustizia Sisto sull’inquadramento degli addetti all’ufficio del processo. Il Consiglio superiore ha chiesto l’apertura di una pratica in Settima Commissione dopo la firma, lo scorso 29 aprile, del Contratto collettivo nazionale integrativo stralcio del personale non dirigenziale del ministero della Giustizia sulla definizione delle ‘famiglie professionali e delle relative competenze’ in attuazione dell’art. 18 Ccnl, comparto funzioni centrali 2019-2021. Il Ministero ribatte che il Csm non è un organo di controllo, per cui non deve interferire nell’operato di Via Arenula.

Il Consiglio - si legge nella richiesta inviata al Comitato di Presidenza e firmata da tutti i consiglieri togati oltre ai laici Ernesto Carbone, Roberto Romboli e Michele Papa – intende “verificare se le modalità di realizzazione di tale accordo offrano adeguate garanzie in ordine alla dotazione degli uffici del processo di funzionari specificamente dedicati a funzioni di diretta assistenza alla giurisdizione in quantità e qualità non inferiore a quelle fino ad oggi garantita dagli Aupp (addetti all’ufficio per il processo, ndr)”.

“Nonché – prosegue - verificare, anche alla luce della rideterminazione annunciata delle piante organiche del personale amministrativo, se la distribuzione degli altri profili del personale risulti anch’essa adeguata per le esigenze di funzionamento degli uffici. Si tratta - concludono i consiglieri firmatari - di una verifica funzionale all’assunzione delle determinazioni di competenza consiliare in ordine all’organizzazione degli uffici giudiziari”.

Secca la risposta del Dicastero. “La leale collaborazione fra le istituzioni – si legge in una nota del viceministro con delega Francesco Paolo Sisto - non prevede, fra le sue forme, l'ingerenza. Tale va ritenuta l’apertura da parte del Csm, a maggioranza, di una pratica tesa, addirittura, a verificare se le modalità di realizzazione dell'accordo sindacale relativo alle famiglie professionali, fra ministero e sigle sindacali, offra “adeguate garanzie in ordine alla dotazione degli uffici del processo“”.

 “Il Csm - prosegue - non è organo di controllo, nemmeno atipico, dell’operato del ministero nelle sue prerogative istituzionali, meno che mai delle scelte di coloro che, professionalmente, tutelano i diritti dei lavoratori. Quanto agli Aupp, il ministero è stato protagonista assoluto della loro stabilizzazione ed è e sarà difensore strenuo delle loro professionalità, senza necessità di non consentiti interventi di tutoraggio”.

“L’impressione è che, ad una emotiva 'crisi di gelosia', si accompagni, da parte di alcune componenti della magistratura, il disagio per la politica di dialogo che il ministero ha intrapreso e che, pervicacemente, ritiene fondamentale per una giustizia più efficiente e giusta”, conclude il viceministro Sisto.

Disservizi informatici, il Ministero: tutto risolto
Intanto ieri è stata un’altra giornata di disagio informatici per gli operatori della giustizia. In serata, una nota del Ministero fa il punto sui “disservizi informatici della Rete Giustizia” riportati da diversi organi di stampa. Il Ministero precisa che all’origine degli eventi del 6 e 7 maggio “sono state accertate cause diverse e tra loro indipendenti, entrambe ricollegabili a fornitori esterni, rispettivamente della connettività e della energia elettrica”. La risoluzione dei problemi, con conseguente ripristino dei servizi, fanno sapere, “è avvenuta comunque in tempi brevi in entrambe le occasioni”.

Nello specifico, il ministero precisa che il 6 maggio, l’indisponibilità di numerosi servizi digitali è stata causata da un “grave disservizio esterno dell’infrastruttura DNS, gestita dal fornitore di connettività”. L’Amministrazione è , dunque, “intervenuta tempestivamente, attivando tutte le azioni previste per il ripristino e l’accertamento delle responsabilità”. Mentre il 7 maggio, l’interruzione di molteplici servizi per i distretti del Nord Italia “è dipesa da un guasto agli impianti elettrici del Palazzo di Giustizia di Milano, sede di una Sala Server Nazionale”. Anche qui sono state “immediatamente avviate le attività per il ripristino dell’alimentazione e la riattivazione progressiva dei servizi”.

Via Arenula, precisa infine, che “in nessuno dei due casi vi è stata compromissione di dati o sistemi informatici della Giustizia”.

Per l’opposizione la situazione resta grave. Il senatore di Italia Viva Ivan Scalfarotto denuncia “due giorni di paralisi per il lavoro di magistrati e avvocati, e quindi di tutta la macchina giudiziaria”. E critica la lentezza cronica delle infrastrutture digitali: il Ministero di minimizza i disservizi. “Altro che processo telematico e modernizzazione”, attacca, invitando il ministro Carlo Nordio a occuparsi delle inefficienze invece che delle querele.

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