La Camera penale di Roma interviene sul caso dell'avvocata a cui non è stato concesso il legittimo impedimento per assistere il figlio da sottoporre ad un intervento in day hospital e scrive al Pg presso la Corte di Cassazione; al Pg presso la Corte di Appello di Roma e al Presidente presso il Tribunale di Roma chiedendo "effettuata ogni più utile verifica del caso, di adottare gli opportuni provvedimenti".
La richiesta arriva all'esito di une verifica del "direttivo" che ha esaminato sia l'istanza di rinvio che il verbale dell'udienza. L'istanza, proseguono, "è ampiamente documentata e le ragioni poste a suo fondamento non appaiono discutibili nella loro capacità giustificativa della richiesta".
Che l'istanza non fosse tempestiva, aggiungono, "appare intanto declinazione vacuamente formale. Ciascuno che frequenti le aule di giustizia conosce bene l'assoluta rarità della valutazione di un'istanza di rinvio in un momento antecedente a quello di celebrazione dell'udienza".
Nel caso di specie, poi, "è solo grazie all'intervento di un collega di studio del difensore che il giorno antecedente all'udienza la PEC con l'istanza veniva inserita nel fascicolo; mentre era proprio l'avv. Salamandra a telefonare in cancelleria la mattina stessa dell'udienza per sapere se il giudice la reputasse in limine meritevole di accoglimento, sentendosi ribadire dalla cancelliera, di ritorno dal colloquio con la presidente, che, appunto, la decisione sarebbe stata assunta soltanto alla chiamata del processo".
Il difensore per perorare il rinvio nominava, prosegue la nota, un sostituto adeguatamente informato "al solo fine di offrire al giudice un contributo concreto per una più congrua decisione ed evitare che il rinvio coincidesse con altri impegni del delegante".
Ma che il bimbo potesse essere accompagnato dal padre anziché dalla madre avvocata "è invece affermazione grave e non tollerabile". "È grave perché sembra poggiata su un'idea proprietaria del processo; un'idea muovendo dalla quale la discrezionalità nell'esercizio della giurisdizione tracima francamente nell'arbitrio". "Ed è del tutto intollerabile perché consegna la figura di un magistrato che si spinge addirittura a immaginare di poter scrutinare l'organizzazione del ménage familiare attorno a temi cruciali e privatissimi, quali quello della salute di un figlio di due anni". "Non compete a nessuno, men che mai al presidente di un tribunale che non ne sia investito per ragioni di ufficio, stabilire chi debba attendere a quella cura. Ed è urticante che si pensi di poterlo invece fare, sbrigativamente liquidando le ragioni serie di una richiesta".

