Di fronte al rischio di un arretramento delle garanzie processuali, l'Avvocatura cerca una voce unitaria perché in ballo c'è la "difesa dei diritti dei cittadini". Per questo l'Organismo congressuale forense ha chiesto una sessione "straordinaria" del XXXIV Congresso Nazionale Forense – che si terrà a Roma il 23 e 24 luglio - per esprimere cos'è che non va della riforma della Giustizia promossa dalla Ministra Marta Cartabia.
Il Programma del Congresso
"Trovo molto preoccupante – ha detto questa mattina il coordinatore dell'Ocf, Giovanni Malinconico, nel corso della conferenza stampa di presentazione - che in nome dell'efficientismo si stiano falcidiando le garanzie delle parti e questo sta avvenendo nel processo civile e sta avvenendo nel processo penale, si tratta di un aspetto che dovrebbe preoccupare i cittadini e l'avvocatura sta sollevando la questione in nome dei nostri diritti e di quello che noi siamo".
La Presidente del Cnf Maria Masi ricorda che sui contenuti delle proposte di riforma "abbiamo già avuto occasione di esprimerci. Non siamo stati assenti dal dibattito, abbiamo partecipato alle audizioni e abbiamo sollecitato la nostra idea di riforma della giustizia". "In più occasioni - ha proseguito -, al di là dei contenuti abbiamo sottolineato una questione di metodo: il problema fondamentale che sottende tutte le ipotesi di riforma si può concentrare sulla necessità di intervenire sulla organizzazione e sugli organici. Bisogna avere l'onestà intellettuale di capire che è arrivato il momento di cambiare passo".
Un tema condiviso anche dal presidente dell'Ordine degli avvocati di Roma Galletti: "Si deve investire sul personale: sia di cancelleria che sulla magistratura; e sulle infrastrutture: tecnologiche ed edilizie". "La situazione - prosegue - ormai è drammatica e non possiamo rischiare in caso di recrudescenza del virus di ripartire da zero e trovarci nell'impossibilità di svolgere la professione".
"Vogliamo sentire la voce degli avvocati italiani – incalza Malinconico - vogliamo capire quello che è l'intendimento rispetto a quello che sta accadendo". Perché la convinzione è che non sarà l'ennesima riforma dei riti, "fatta peraltro comprimendo le garanzie delle parti", che permetterà di ovviare ai ritardi della giustizia: "servono investimenti in personale e infrastrutture".
Ma nell'avvocatura c'è anche la consapevolezza che "stanno arrivando risorse straordinarie" che costruiranno "la società del futuro". Ed i legali vogliono dare un contributo fattivo respingendo ogni accusa di "particolarismo". "È la storia – afferma Malinconico - che dice che l'avvocatura non ingabbia le riforme" e poi ricorda una dopo l'altra le proposte fatte ai tavoli con l'allora ministro della Giustizia Bonafede. "Abbiamo presentato - prosegue - soluzioni concrete per ridurre i tempi del processo: per esempio nel civile con la concentrazione di tutta la fase iniziale, senza ricorrere come oggi a misure draconiane che con un colpo di spada eliminano le garanzie".
Non solo, il taglio dei tempi sarà "cosmetico perché si dà al processo civile un'accelerazione iniziale ma non si risolve il problema dell'ingorgo finale che è dovuto alla mancanza di giudici che scrivono le sentenze: possiamo regolare il traffico nel percorso intermedio ma è il casello che determinerà il rallentamento".
"Non portiamo interessi di categoria - aggiunge Masi -, quando si parla di riforme il nostro punto di vista riguarda sempre le garanzie, la tutela dei diritti, che è una prospettiva di non trascurabile rilievo. Quando noi riferiamo rispetto alle proposte lo facciamo non tutelando interessi di categoria: rivendicare l'accesso alla giustizia è nell'interesse dei cittadini, chiedere di potere celebrare i processi è perché siano tutelati i diritti".
Mentre a giudizio di Galletti: "Fa comodo parlare di avvocatura divisa o di parlare di divisioni con la magistratura, ma in realtà le posizioni sono su molti punti coincidenti. I problemi sono oggettivi e sono quelli che avvocati e magistrati denunciano da anni".
Per il Presidente di Cassa Forense Walter Militi: "Il governo non sempre ha centrato l'obiettivo: da una parte c'è stata la voglia di stare vicino ai professionisti italiani, dall'altra l'incapacità di dare loro quello che chiedevano. Così si è scelto il reddito di ultima istanza e poi quest'anno l'esonero parziale dei contributi ma è un passo non corretto". Il Congresso invece "offrirà in modo tempestivo il nostro punto di vista".
Dopodiché "c'è la necessità di sedersi a un tavolo col Governo per capire come le risorse del PNRR possono essere usate per investire nel nostro futuro, creando un sistema più efficiente. Perché sul piano reddituale una misura solo assistenziale è inidonea e noi non dobbiamo solo sopravvivere ma dobbiamo rilanciare la professione".
Infine la questione previdenziale: "Dobbiamo dare un segnale forte". "La politica – conclude Militi - deve capire che l'avvocatura è una risorsa e che è inaccettabile che le risorse destinate alla previdenza e all'assistenza dei professionisti subisca una tassazione ingiusta indecorosa e che rappresenta un unicum nel panorama europeo. È ora di voltare pagina visto che abbiamo preso consapevolezza che l'obiettivo è favorire la crescita e non penalizzarla".
I numeri dell'avvocatura
I numeri dell'avvocatura - Negli ultimi venticinque anni, il numero di avvocati è quasi triplicato passando da circa 87.000 nell'anno 2006 a oltre 245.000 nel 2020, e ciò malgrado la popolazione degli italiani sia ormai in fase di stazionarietà se non di contrazione. Negli ultimi 2-3 anni, però, c'è stata una forte contrazione della dinamica di crescita e si è giunti a una fase di stazionarietà. Al 1° gennaio 2021 la popolazione degli avvocati residenti in Italia è di circa 245 mila professionisti, valore sostanzialmente pari allo scorso anno.

