La giustizia amministrativa va controcorrente: i processi al Tar e al Consiglio di Stato da fine luglio sono, infatti, in presenza. Finita - o almeno molto ridimensionata - l’esperienza delle udienze in videoconferenza che ha caratterizzato la fase più dura della pandemia. Dunque, anche se la fine dell’emergenza sul calendario è segnata per il prossimo 31 dicembre e nonostante per le altre giurisdizioni si sia scelto di proseguire con i dibattimenti online, giudici e avvocati amministrativi tornano a frequentare le aule dei tribunali.

Con un certo disappunto da parte dei secondi, che hanno fatto sentire la loro voce sin da subito. Quando a fine luglio è stato approvato il decreto legge 105 (il Dl sul Green pass), una volta resasi conto che la proroga del processo da remoto non riguardava la giustizia amministrativa, l’Unione avvocati amministrativisti (Unaa) ha bollato il ritorno alle udienze in presenza come «inutilmente pericoloso», considerato il perdurare dello stato di emergenza, e «anche non comprensibile» alla luce delle scelta fatta per le altre tre giurisdizioni (civile, penale e tributario).

Il tentativo dell’Unaa di conservare anche per il resto del 2021 la videoconferenza utilizzata per più di un anno - con risultati apprezzabili grazie ai numeri più contenuti della giustizia amministrativa e all’esistenza del Pat (il processo amministrativo telematico), che consente dal 2017 di inviare ricorsi e altri atti esclusivamente in formato digitale - ha sortito effetti limitati. Il legislatore, infatti, in sede di conversione del Dl 105/2021 ha concesso (articolo 7-bis) che anche Tar e Consiglio di Stato possano ricorrere all’udienza da remoto, ma solo in casi eccezionali e dietro l’autorizzazione del presidente del tribunale.

«In questo modo - ha commentato Mario Sanino, presidente dell’Unaa - viene introdotto un modello ibrido mai nemmeno sperimentato e si aggrava la disparità di trattamento anche all’interno del nostro processo». Una scelta che «nella situazione odierna di persistenza del virus, resta incomprensibile».

Analoga valutazione arriva da Filippo Lubrano, presidente della Società di avvocati amministrativisti (Siaa): «Il processo da remoto ha funzionato e ora è strano - ma neanche tanto, considerata la presenza di consiglieri di Stato nei posti di vertice di Palazzo Chigi - che nei Tar e al Consiglio di Stato non si possa fare quello che si continua a mettere in pratica nel civile, penale e tributario. Forse che nei Tar il Covid non entra? Sta di fatto che ora che siamo ritornati in presenza, i giudici sono distanziati e separati da pareti di plexiglass, mentre noi avvocati siamo anche in cinque, senza separazioni, a uno stesso tavolo».

Riproduzione riservata Ⓒ