Con l’ordinanza numero 122, pubblicata oggi, la Corte costituzionale ha dichiarato ammissibile il conflitto tra poteri dello Stato sollevato dalla Camera dei deputati contro il Collegio per i reati ministeriali e la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, relativo all’omessa richiesta di autorizzazione a procedere alla Camera dei deputati per il reato contestato alla dottoressa Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro della Giustizia.

La vicenda nasce dall’inchiesta sulla liberazione e il rimpatrio in Libia di Osama Almasri, arrestato a Torino il 19 gennaio 2025. A seguito di una denuncia di un privato, il Collegio per i reati ministeriali ha indagato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario Alfredo Mantovano per rifiuto di atti d’ufficio, favoreggiamento personale e peculato. Il 5 agosto 2025 è stata chiesta alla Camera l’autorizzazione a procedere, poi negata dall’Assemblea il 9 ottobre 2025, con conseguente archiviazione del procedimento.

Nel corso delle indagini, il Collegio ha ritenuto mendaci le dichiarazioni rese dalla capo di gabinetto del ministro della Giustizia, Giusi Bartolozzi, e l’ha denunciata alla Procura di Roma per il reato di false informazioni al pubblico ministero (art. 371-bis c.p.), senza però attivare nei suoi confronti la procedura prevista per i reati ministeriali. La Camera dei deputati sostiene che, se Bartolozzi avesse concorso nei reati ministeriali o fosse stata comunque coinvolta con condotte funzionalmente connesse, avrebbe dovuto essere richiesta anche per lei l’autorizzazione a procedere prevista dall’articolo 96 della Costituzione. Da qui il conflitto di attribuzione, con cui Montecitorio denuncia la lesione delle proprie prerogative costituzionali.

 

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