Il rinvio del gip collegiale è una buona notizia ma non scioglie un nodo che mette a “rischio paralisi” l’intero sistema, a partire dalla tempistica delle misure cautelari, anche per procedimenti di mafia o violenza di genere. È il pensiero del presidente dell’Anm Giuseppe Tango che audito in Commissione Giustizia sottolinea: “Siamo stati tra i primi a chiedere il rinvio e tra i primi a mettere in evidenza anzitutto la irrealizzabilità in concreto di tale istituto, senza la sostanziale modifica delle attuali piante organiche: non possiamo, quindi, che accogliere tale misura con favore. Tuttavia deve essere chiaro che questa non può rappresentare la soluzione al problema, salvo che questi mesi non vengano utilizzati per realizzare un piano non solo e non tanto di ”copertura degli organici” (come si legge nelle relazione di accompagnamento al DL), ma di ampliamento significativo delle stesse”.
“Più della metà dei Tribunali presenta piante organiche con due o al massimo tre Gip/Gup in organico - spiega il magistrato -. Quindi nei piccoli e medio piccoli tribunali i magistrati assegnati al Gip/Gup saranno appena sufficienti a formare il Gip collegiale. Significa che per coprire i posti si dovrà attingere all’esterno. E non dimentichiamoci delle tante incompatibilità che connotano il procedimento penale (per esempio del gip che autorizza le intercettazioni)”.
“Si creerà a cascata la necessità di andare ad attingere dal bacino dei giudici assegnati al settore penale, che in alcuni uffici raggiunge appena la decina di unità, che però a loro volta saranno distolti dal loro ruolo - prosegue -. Non solo. Tali continue applicazioni non faranno altro che rallentare notevolmente anche i tempi per l’emissione delle stesse misure cautelari, che ontologicamente, per loro stessa natura, sono per definizione urgenti. Pensiamo alle misure cautelari legate ai reati mafiosi e ai pregiudizi per la collettività nel caso in cui queste tardino ad arrivare. Oppure a quelle legate ai reati del ’codice rosso’ ed ai pericoli che può correre la persona offesa nel frattempo”.
“In sintesi, nei tribunali piccoli e medi-piccoli si rischierà la paralisi, ma anche in quelli grandi e medio-grandi la situazione è tutt’altro che rassicurante - continua -: resterà verosimilmente l’alternativa tra un significativo rallentamento nell’emissione delle misure cautelari oppure un’attività interamente assorbita dall’evasione delle richieste di misure cautelari, trascurando tutto il resto, e ciò potrebbe portare al moltiplicarsi di provvedimenti di analogo tenore a quelli che sono stati costretti ad adottare recentemente i dirigenti degli uffici Gip di Milano e Roma”.

