Con l’ultima sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sul caso Contrada (n. 4, ricorso n. 2507/19), depositata il 28 maggio e pronunciata all’unanimità, l’Italia riceve una condanna per un quadro legislativo non adeguato ai diritti convenzionali in quanto, nei casi di individui intercettati, senza essere indagati o imputati, non ha predisposto un sistema di tutela giurisdizionale che consenta di ottenere un accertamento della legalità della misura di sorveglianza.

Corte europea dei diritti dell’Uomo - Sezione I - Sentenza 23 maggio 2024 - Ricorso n. 2507/19 - Commento - Presidente Bošnjak; Relatore Sabato; Contrada contro Italia

LA MASSIMA

Privacy - Diritto al rispetto della vita privata - Intercettazioni telefoniche - Procedimento penale - Persona non indagata e non imputata - Prevedibilità della legge - Assenza di notificazione - Impossibilità di attivare un controllo sulla legittimità del provvedimento - Non conformità alla Convenzione - Necessità della misura in una società democratica - Assenza dei requisiti richiesti dalla Convenzione europea. (Convenzione europea dei diritti dell’uomo, articolo 8)

La mancata possibilità per un individuo non indagato e non imputato, sottoposto a intercettazioni telefoniche in un procedimento penale in cui non è coinvolto, di agire in sede giurisdizionale e far verificare la legittimità del provvedimento è una violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea che assicura il diritto al rispetto della vita privata. Un sistema che non prevede per i soggetti non coinvolti nel procedimento penale una notificazione del deposito delle registrazioni è incompatibile con la Convenzione poiché non è sufficiente consentire che la persona non direttamente coinvolta nel procedimento possa chiedere a un tribunale di distruggere i dati se non necessari per il proseguimento del procedimento. È richiesto, infatti, ai fini della conformità alla Convenzione, che il giudice sia tenuto a controllare la legittimità e la necessità della decisione con la quale è ordinata l’intercettazione.

Con l’ultima sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sul caso Contrada (n. 4, ricorso n. 2507/19), depositata il 28 maggio e pronunciata all’unanimità, l’Italia riceve una condanna per un quadro legislativo non adeguato ai diritti convenzionali in quanto, nei casi di individui intercettati, senza essere indagati o imputati, non ha predisposto un sistema di tutela giurisdizionale che consenta di ottenere un accertamento della legalità della misura di sorveglianza. In particolare, la Corte...

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