Nuovo stop parlamentare sul fine vita. L'Aula del Senato non ha avviato l’esame del disegno di legge presentato dal senatore del Pd Alfredo Bazoli e sottoscritto da tutte le opposizioni. Con i voti della maggioranza è stato infatti approvato il rinvio del provvedimento alle commissioni Giustizia e Affari sociali, una decisione che per le minoranze rischia di segnare la fine dell’iter nella legislatura in corso.

La scelta arriva nonostante la Conferenza dei capigruppo avesse già calendarizzato all’unanimità la discussione in Aula. Da qui lo scontro politico tra maggioranza e opposizioni.

Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha rivendicato il proprio ruolo istituzionale, sottolineando che “Il Parlamento è sovrano. Io il mio lavoro l’ho fatto: quello di convincere tutti che fosse corretto portarlo in aula” ma la “democrazia è questa” e “da presidente del Senato non posso rammaricarmi per una decisione presa dal Senato”.

Durissima la reazione della segretaria del Pd, Elly Schlein, secondo cui è “vergognoso che la destra abbia affossato una proposta che porta la firma di tutti i senatori di tutte le opposizioni” ed è “indegno” perché “vuol dire che la maggioranza non vuole una legge che garantisca un fine vita dignitoso, tra l’altro nel giorno in cui un’altra donna - Lucia da Trieste - ha dovuto andare altrove (in Svizzera, n.d.r.) per trovare una risposta”.

Anche Alfredo Bazoli contesta la decisione della maggioranza: “manca un anno al voto, cosa si torna a fare in commissione? Non prendete in giro gli italiani”. Secondo il senatore dem, il centrodestra avrebbe scelto il rinvio per evitare possibili divisioni interne. Il voto odierno, osserva, “era procedurale” e la maggioranza si è presentata compatta con 88 voti favorevoli contro 59 contrari. Diverso sarebbe il quadro sugli emendamenti, dove “sugli emendamenti in aula, su temi che investono i diritti civili, il voto è segreto” e quindi “il centrodestra teme defezioni” tra le sue fila.

Dalle opposizioni arriva una critica unanime. Per il vicepresidente del M5S, Stefano Patuanelli, “Il Parlamento non può continuare a voltarsi dall’altra parte. Servono regole chiare, certe e rispettose della dignità delle persone, nel solco di quanto indicato dalla Corte costituzionale”. Per Peppe De Cristofaro, “la destra non vuole una legge sul suicidio medicalmente assistito e non ha nemmeno il coraggio di fare questa cosa alla luce del sole” utilizzando una “farsa”. Il segretario di +Europa, Riccardo Magi, parla invece dell’ennesimo “schiaffo”: “anche oggi la destra approva la legge domani”.

Di segno opposto la lettura della maggioranza. La presidente dei senatori di Forza Italia, Stefania Craxi, assicura che il ritorno in commissione “non è una strategia dilatoria”, ma il tentativo di individuare una “sintesi” in grado di raccogliere un consenso più ampio. “Difficilmente” il testo Bazoli riuscirebbe a raggiungere questo obiettivo, sostiene Craxi, invitando a non “gridare allo scandalo” e a “mettere da parte gli slogan e costruire convergenze, anziché alimentare divisioni”.

Il rinvio era stato anticipato nei giorni scorsi, quando le commissioni avevano confermato come testo base la proposta dei relatori, i senatori Pierantonio Zanettin e Ignazio Zullo, fissando al 9 giugno un nuovo termine per la presentazione degli emendamenti.

Proprio Forza Italia ha riaperto il confronto nel centrodestra proponendo alcune modifiche al testo nel tentativo di trovare una mediazione con Fratelli d’Italia, più prudente sul tema. Zullo ribadisce che l’obiettivo resta quello di “arrivare a una proposta di legge quanto più condivisa possibile per il bene degli italiani, evitando velleità ideologiche”.

Più defilata la posizione della Lega, che lascia libertà di coscienza ai parlamentari. Il presidente dei senatori, Massimiliano Romeo, si limita a osservare che “si cercherà di arrivare a un testo che comprenda tutte le sensibilità”.

Le opposizioni continuano tuttavia a contestare il testo dei relatori, soprattutto per l’esclusione di un ruolo diretto del Servizio sanitario nazionale nel percorso del suicidio medicalmente assistito. Un nodo che potrebbe tornare al centro del confronto già dopo il 9 giugno, quando scadrà il nuovo termine per gli emendamenti.

Nel frattempo, le commissioni hanno svolto nuove audizioni dell’Istituto superiore di sanità e del Cnr sul tema dei dispositivi per l’autosomministrazione dei farmaci. Nella memoria depositata, il Cnr ha evidenziato che non esistono attualmente strumenti “regolarmente autorizzati all’immissione in commercio con marchio Ce”. Un’affermazione che ha suscitato le critiche del Pd, che ha ricordato come il dispositivo utilizzato recentemente da una paziente in Toscana sia stato sviluppato proprio dal Cnr.

 

 

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