La transizione verso un modello economico sostenibile e circolare ha indotto una trasformazione senza precedenti del quadro regolatorio europeo. Le imprese operanti nelle filiere della sostenibilità ed esposte ai rischi ambientali si trovano oggi al centro di un sistema normativo sempre più integrato, nel quale gli obiettivi ambientali si intrecciano con esigenze di trasparenza finanziaria, prevenzione della criminalità economica e tutela del mercato.
La sostenibilità rappresenta sempre più un tema di governance, di controllo interno e di gestione del rischio d’impresa. La progressiva convergenza tra normativa ESG, disciplina antiriciclaggio e sistemi di due diligence aziendali obbligatori sta, infatti, determinando la nascita di un nuovo paradigma di compliance integrata, fondato sulla tracciabilità dei flussi economici, sulla trasparenza delle filiere e sulla responsabilizzazione degli organi societari.
La crescita dei mercati della sostenibilità ha generato nuove opportunità economiche ma anche nuove aree di vulnerabilità criminale. Secondo le più recenti analisi europee, i mercati della sostenibilità - inclusi il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti, la produzione e il trading di biocarburanti, i crediti di carbonio, ecc. - rappresentano uno dei settori a più elevata crescita dell’economia europea.
La stessa Commissione europea, già nell’ambito del Green Deal europeo e del Circular Economy Action Plan, aveva evidenziato come l’aumento degli incentivi pubblici, dei meccanismi di certificazione e dei sistemi premiali, il crescente valore economico degli asset ambientali, la complessità e l’eccessiva stratificazione delle supply chain internazionali, la forte rilevanza delle certificazioni documentali, la frammentazione dei sistemi di controllo, nonché l’utilizzo di intermediari e trader operanti in più giurisdizioni, potesse generare significative vulnerabilità rispetto a fenomeni di riciclaggio di proventi illeciti, frodi IVA, false certificazioni ambientali, greenwashing, manipolazione delle filiere di approvvigionamento, infiltrazioni della criminalità organizzata nei sistemi di raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti e in operazioni di finanza sostenibile.
In particolare, negli ultimi anni, le analisi di Europol, del FATF (Financial Action Task Force) e di UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime) hanno evidenziato come le organizzazioni criminali stiano progressivamente orientando i propri investimenti verso i settori della transizione ecologica.
La sostenibilità, pertanto, senza adeguati presidi di legalità, rischia di trasformarsi per le imprese da fattore competitivo a possibile vettore di rischio reputazionale, finanziario e penale.
Per mitigare tali rischi, il legislatore europeo sta costruendo un sistema normativo sempre più integrato che impone alle imprese di adottare meccanismi di controllo interno capaci di presidiare simultaneamente i rischi ambientali, reputazionali, finanziari e criminali. In tale framework normativo eurounitario, sostenibilità e prevenzione della criminalità economica tendono a convergere.
Le più recenti evoluzioni del diritto eurounitario evidenziano il progressivo superamento di una concezione settoriale della compliance aziendale a favore di un modello integrato di governo dei rischi (Corporate Compliance Integrata), nel quale la sostenibilità, la prevenzione della criminalità economica e la responsabilità degli enti concorrono alla realizzazione di un unico sistema di governance. In questa prospettiva, la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD), la disciplina antiriciclaggio e il Modello di organizzazione, gestione e controllo (MOGC) previsto dal D.Lgs. n. 231/2001, pur perseguendo finalità autonome e restando disciplinati da distinti regimi normativi, condividono un comune approccio metodologico fondato sul risk-based approach, destinato a incidere profondamente sull’organizzazione e sui processi decisionali delle imprese.
Il punto di convergenza tra tali discipline non risiede tanto negli obblighi sostanziali imposti alle imprese, quanto nella comune esigenza di conoscere, valutare e governare i rischi lungo l’intera catena del valore. La tradizionale funzione della governance societaria, limitata alla verifica della conformità normativa, evolve così verso un modello di Enterprise Risk Management (ERM), nel quale la gestione dei rischi ambientali, sociali, reputazionali, finanziari e penali diviene parte integrante della strategia aziendale e del sistema dei controlli interni.
Sotto questo profilo, la CSDDD introduce un modello di due diligence che presenta evidenti analogie con quello già consolidato nella disciplina antiriciclaggio. Così come il D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231, impone ai soggetti obbligati di identificare il cliente, individuare il titolare effettivo, comprendere la natura del rapporto, monitorarne costantemente l’evoluzione e valutare il livello di rischio delle operazioni, la due diligence ESG richiede alle imprese di conoscere la propria catena del valore, identificando i fornitori, i subfornitori, gli intermediari e gli altri operatori economici coinvolti nelle attività aziendali, al fine di prevenire e mitigare gli impatti negativi sull’ambiente e sui diritti umani. Si assiste, pertanto, all’evoluzione della tradizionale logica del Know Your Customer (KYC) verso un più ampio paradigma di Know Your Supply Chain (KYSC), nel quale la conoscenza delle controparti assume una funzione trasversale rispetto alla sostenibilità, alla prevenzione del riciclaggio e alla gestione del rischio d’impresa.
Tale convergenza appare particolarmente evidente nella gestione delle filiere ambientali e, in particolare, nel settore dei rifiuti. La normativa europea impone, infatti, che il controllo non si esaurisca nella verifica della regolarità formale delle autorizzazioni o della documentazione di trasporto, ma investa l’intero ciclo di gestione del rifiuto, dalla sua produzione fino al recupero o allo smaltimento finale.
Analogamente, la due diligence ESG richiede una valutazione sostanziale dell’affidabilità delle controparti, della correttezza dei processi e della tracciabilità delle operazioni, mentre la disciplina antiriciclaggio impone di verificare l’identità del titolare effettivo, la struttura proprietaria, la reputazione degli operatori e la coerenza dei flussi finanziari.
In tale prospettiva, controlli formalmente concepiti per finalità differenti finiscono per concorrere alla medesima funzione preventiva, consentendo di individuare società schermo, assetti proprietari opachi, operazioni economicamente incoerenti, anomalie documentali e possibili infiltrazioni della criminalità organizzata.
La direttiva (UE) 2023/2413 (RED III) - che disciplina, tra l’altro, il settore dei biocarburanti - rappresenta probabilmente l’esempio più avanzato di integrazione tra due diligence ESG e mitigazione dei rischi di infiltrazione della criminalità economica nel settore. La RED III ha ulteriormente rafforzato i sistemi di controllo introducendo criteri di sostenibilità obbligatori, requisiti minimi di riduzione delle emissioni di gas serra, sistemi di mass balance, audit indipendenti, certificazioni volontarie riconosciute, Union Database europea, obblighi di tracciabilità lungo l’intera supply chain. In particolare, l’obiettivo perseguito dalla RED III è contrastare il doppio conteggio, la falsa attribuzione dei feedstock, il fraudolent switching, il certificate laundering, la manipolazione dei valori delle emissioni di carbonio. Si tratta di rischi che presentano evidenti punti di contatto con le tradizionali metodologie di riciclaggio e di criminalità economica.
La convergenza tra i diversi sistemi di compliance trova ulteriore conferma nell’analisi dei fenomeni di trade-based money laundering, nei quali il commercio internazionale viene utilizzato quale strumento di riciclaggio attraverso la manipolazione della documentazione commerciale, l’alterazione dei quantitativi movimentati, la falsa descrizione dei beni o la sovra e sottofatturazione delle operazioni.
Nel settore dei rifiuti tali condotte possono realizzare simultaneamente violazioni della normativa ambientale, illeciti economico-finanziari e fattispecie di riciclaggio, dimostrando come il rischio non possa più essere affrontato attraverso sistemi di controllo separati, ma richieda una lettura integrata delle informazioni provenienti dalle diverse funzioni aziendali.
In questo scenario, il MOGC assume una funzione di raccordo tra le diverse componenti della compliance, rappresentando, difatti, il luogo nel quale i risultati della due diligence ESG, delle verifiche antiriciclaggio e dei controlli ambientali possono essere tradotti in procedure organizzative, protocolli decisionali e presidi preventivi idonei a ridurre il rischio di commissione dei reati-presupposto. La mappatura delle attività sensibili, la segregazione delle funzioni, la qualificazione e il monitoraggio delle controparti, la definizione di flussi informativi, la tracciabilità delle decisioni e il coordinamento con l’Organismo di Vigilanza costituiscono strumenti comuni attraverso i quali il sistema di controllo interno realizza una gestione unitaria dei rischi.
Il punto di convergenza tra le quattro aree è quindi rappresentato da un approccio comune fondato sulla conoscenza delle controparti, sulla tracciabilità documentale e finanziaria, sul monitoraggio continuo e sulla prevenzione dei rischi. La normativa sui rifiuti definisce le regole sostanziali, la due diligence ESG valuta gli impatti lungo la catena del valore, la disciplina antiriciclaggio rende trasparenti soggetti e operazioni, mentre il MOGC organizza tali controlli in un sistema unitario di prevenzione e responsabilità.
È evidente che l’elemento comune di tali discipline è rappresentato dall’obbligo di garantire la piena tracciabilità delle informazioni, dei flussi economici e delle catene di approvvigionamento; in altri termini, la sostenibilità non può più essere semplicemente dichiarata ma deve essere documentata, verificata e dimostrata.
Le imprese maggiormente esposte ai rischi della transizione sostenibile stanno progressivamente adottando modelli organizzativi integrati due diligence ESG-Antiriciclaggio-MOGC fondati su:
- risk assessment due diligence ESG-AML-MOGC congiunto;
- due diligence rafforzata sui partner commerciali;
- verifica del titolare effettivo;
- controlli sulle certificazioni ambientali;
- monitoraggio delle operazioni economiche anomale;
- sistemi di whistleblowing;
- audit indipendenti;
- controlli sulle supply chain;
- tracciabilità digitale;
- integrazione dei modelli ex D.Lgs. 231/2001;
- procedure anti-greenwashing;
- sistemi di monitoraggio reputazionale.
Le recenti evoluzioni normative europee dimostrano che la sostenibilità, l’antiriciclaggio e la governance societaria non costituiscono più ambiti autonomi e separati. In tal senso, si sta sempre più affermando un nuovo modello di “corporate compliance integrata”, nel quale la tutela dell’ambiente, la prevenzione della criminalità economica, la trasparenza finanziaria e la responsabilità degli organi societari convergono all’interno di un unico sistema di controllo.
Per le imprese operanti nell’economia circolare, nei biocarburanti, nella gestione dei rifiuti e nella finanza sostenibile, la capacità di integrare i presidi ESG, AML e di due diligence aziendale obbligatoria, rappresenterà sempre più non soltanto un obbligo normativo, ma un elemento essenziale di competitività, resilienza e accesso ai mercati.
Il vero elemento di convergenza tra due diligence ESG, disciplina antiriciclaggio e MOGC deve, pertanto, essere individuato nell’affermazione di una governance orientata al rischio, nella quale la conoscenza delle controparti, la trasparenza degli assetti proprietari, la tracciabilità documentale e finanziaria, il monitoraggio continuo della supply chain e la responsabilizzazione degli organi societari cessano di rappresentare obblighi distinti e diventano componenti di un unico sistema di controllo.
La sostenibilità, in questa prospettiva, non costituisce più esclusivamente un obiettivo di politica ambientale, ma assume una funzione strutturale di prevenzione della criminalità economica, di tutela dell’integrità del mercato e di rafforzamento della governance societaria.
La progressiva armonizzazione della normativa europea conferma, dunque, l’emersione di un nuovo paradigma di Corporate Compliance Integrata, nel quale la tutela dell’ambiente, la due diligence ESG, la prevenzione del riciclaggio e la responsabilità amministrativa degli enti non operano più come sistemi autonomi, ma come elementi interdipendenti di un modello unitario di Enterprise Risk Management, volto a garantire la resilienza organizzativa dell’impresa, la trasparenza delle relazioni economiche e la creazione di valore sostenibile nel lungo periodo.
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*Marco Letizi, PhD, Avvocato, Dottore Commercialista e Revisore Legale, Consulente Internazionale Nazioni Unite, Commissione Europea e Consiglio d’Europa, Colonnello (c.) della Guardia di Finanza
Mario Calabrese, Professore Associato di Economia e Gestione delle Imprese presso il Dipartimento di Management della Facoltà di Economia dell’Università Sapienza di Roma


