Dopo mesi di rinvii e stalli, il Senato prova a imprimere un’accelerazione al dossier sul fine vita. La conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama ha infatti fissato al 3 giugno l’avvio dell’esame in Aula, accogliendo la richiesta avanzata dalle opposizioni, su iniziativa del Pd. Una scelta maturata anche grazie alla mediazione del presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha insistito sulla necessità di garantire una “data certa” a un tema rimasto finora bloccato.
La decisione contiene anche un elemento di forte pressione politica sulla maggioranza. Se entro quella data le commissioni Giustizia e Affari sociali non riusciranno a trovare una sintesi, approderà direttamente in Aula la proposta di legge del senatore dem Alfredo Bazoli, sottoscritta da tutte le opposizioni.
Attualmente le commissioni stanno lavorando sul testo predisposto dai relatori Pierantonio Zanettin e Ignazio Zullo, giudicato però dalle minoranze troppo distante dai principi indicati dalla Corte costituzionale. Il punto più controverso riguarda l’esclusione del Servizio sanitario nazionale dal percorso del fine vita, scelta sostenuta soprattutto da Fratelli d’Italia e considerata invece inaccettabile dalle opposizioni. Restano inoltre divisioni sulle condizioni per accedere al suicidio assistito, in particolare per i pazienti non sottoposti a trattamenti sostitutivi delle funzioni vitali.
Sul tema si registrano sfumature diverse anche nel centrodestra. Forza Italia, anche sulla spinta di Marina Berlusconi, appare più disponibile a una mediazione. La capogruppo al Senato Stefania Craxi ha rivendicato il ruolo degli azzurri: “Grazie all’impegno e alla determinazione di Fi, nelle ultime settimane si è finalmente aperta una discussione seria sul tema del fine vita” e “l’iter legislativo riprende la sua strada”. Poi ha aggiunto: “Lavoreremo, con maggioranza e opposizione, per un testo che non lasci zone d’ombra, che tuteli i più fragili e che sappia tenere insieme sensibilità diverse senza storture e forzature”.
Dal fronte opposto, il presidente dei senatori Pd Francesco Boccia ha parlato di un passaggio decisivo: “Finalmente ci sarà un voto” e “si capirà da che parte stanno”. Se non emergerà un testo condiviso, ha spiegato, “si voterà il testo Bazoli che ha le firme di tutti i senatori e le senatrici dell’opposizione e che rappresenta l’impianto centrale che recepisce i rilievi della Consulta e che a nostro avviso deve diventare legge”.
Molto critica l’associazione Pro Vita & Famiglia, che ha accusato l’attuale classe dirigente di Forza Italia di “fare di tutto per infangare la memoria e tradire l’eredità del suo fondatore”, Silvio Berlusconi.
Anche Riccardo Magi di +Europa ha espresso perplessità sul testo del centrodestra: “Bene che il Senato abbia calendarizzato l’avvio della discussione sul Fine Vita, male che il centrodestra si ostini a voler trovare una mediazione sul suo testo”. Magi ha rilanciato la proposta di ripartire dal testo promosso dall’Associazione Coscioni, sostenendo che quello della destra contenga “troppe criticità” e “troppi paletti”.

