Si alza la tensione sulla questione delle intercettazioni dei colloqui tra avvocati e assistiti nel carcere di Capanne a Perugia. L’Unione delle Camere penali ha chiesto al Ministro della Giustizia Nordio di intervenire con urgenza sulle intercettazioni. La richiesta dei penalisti nasce anche dal fatto che è pendente davanti al Gip di presso il Tribunale di Perugia, la richiesta del Pm di distruggere le registrazioni dei colloqui difensivi ritenute inutilizzabili. La prossima udienza risulta fissata per il 19 ottobre 2026. “Una decisione irreversibile sul materiale – scrivono i legali - potrebbe compromettere proprio la ricostruzione dell’accaduto” che il Ministro “si è impegnato ad assicurare”.

E ricordano che ci sarebbero “almeno novanta segmenti di registrazione dei colloqui di difensori non indagati con i propri assistiti e ventisette intervalli relativi ai colloqui della professionista indagata con assistiti diversi da quelli indicati nell’autorizzazione”. Dati che richiedono una “verifica completa, che accerti anche l’effettiva estensione delle captazioni e le persone coinvolte”.

Inoltre, l’Ucpi chiede al Procuratore Generale presso la Cassazione di avviare urgenti accertamenti sulle intercettazioni dei colloqui tra difensori e assistiti.

Nella giornata di ieri, intanto, il Guardasigilli rispondendo al question time della Camera ha assicurato: “Non intendiamo minimamente fermarci, andremo avanti fino in fondo, nei limiti delle nostre competenze, per quanto riguarda la ricostruzione della verità su questa captazione dei colloqui tra difensori e assistiti, che costituirebbe un sacrilegio”. “E – ha aggiunto - non suggeriremmo una distruzione di questo prodotto illegale, l’illegalità non va coperta ma va eventualmente sanzionata”.

Nordio ha spiegato che il colloquio “tra un indagato e il suo difensore riveste un carattere sacrale come quella del confessore e del penitente”. Ed ha aggiunto: “Se noi ammettessimo che possa essere intercettata la conversazione tra l’indagato e il suo difensore, ovviamente non indagato, noi avremo una retrocessione della civiltà giuridica che ci riporterebbe i tempi più bui del più oscuro medioevo”.

“Quanto abbiamo finora parzialmente acquisito - ha poi spiegato il Ministro - sono elementi che delineano un quadro preciso. Le intercettazioni sono state autorizzate nell’ambito di un procedimento penale riguardante una professionista forense indagata per grave ipotesi di reato. L’autorizzazione concerneva in particolare i colloqui tra l’indagata e un detenuto assistito presso la casa circondariale di Perugia. La documentazione che ci è stata trasmessa evidenzia la difficoltà allo stato di determinare con precisione il numero effettivo dei colloqui diversi da quelli autorizzati e eventualmente registrati“.

Nordio riferisce che “da altri elementi conoscitivi è emerso che, in fase esecutiva, l’istituto disponeva di quattro sale destinate ai colloqui tra detenuti e difensori e poiché non era possibile individuare preventivamente quella che sarebbe stata utilizzata per il colloquio oggetto dell’attività investigativa autorizzata, le captazioni sono state predisposte in tutte e quattro le sale e qui bisogna essere chiari”. Inoltre, “se tra l’altro, come appare in questi giorni, si vuole attuare la distruzione immediata di quegli atti”, ciò sarebbe “quantomeno prematuro” perché si tratta di atti “strettamente suscettibili in futuro di una differente valutazione in altre sedi”.

L’avvocato Alessandro Cannevale, difensore della penalista indagata per concorso esterno in associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, commentando la vicenda, ha detto che è “normale che un Ministro si preoccupi di un’eventuale, futura condanna dell’Italia per violazione della Carta europea dei diritti dell’uomo, visto che a pagare la sanzione sarebbero i contribuenti, e non i magistrati”.

Con una informazione per ora resa nota soltanto in via provvisoria, le Sezioni Unite penali nei giorni scorsi hanno rafforzato le garanzie per il legale che risulti anche indagato, con riferimento ai documenti conservati nel proprio studio professionale. “Le garanzie previste dall’art. 103 cod. proc. pen. per le ispezioni, le perquisizioni e i sequestri negli uffici dei difensori - ha stabilito la Cassazione - si applicano anche nel caso in cui il difensore sia la persona sottoposta a indagine”. La questione era stata rimessa con l’ordinanza n. 22178/2026.

 

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