La digitalizzazione ha ridefinito i meccanismi di convivenza all’interno delle società. La natura degli attori a livello globale, i loro obiettivi e le dinamiche fondamentali che li legano si sono evoluti, dando origine a nuove sfide sociali e normative. Il concetto di contratto sociale offre una prospettiva utile per identificare e analizzare gli impatti sistemici di questi sviluppi.

Concepita da pensatori del calibro di Hobbes, Locke e Rousseau, l’idea di contratto sociale ha una funzione esplicativa – sebbene a volte riduttiva – nella misura in cui coglie (sia da una prospettiva diacronica che da una prospettiva evolutiva) le caratteristiche e le dinamiche essenziali delle comunità. In quanto tale, il concetto di contratto sociale ha il potenziale di mettere in discussione le forze e le strutture che possono essere nascoste nella società, ma che richiedono comunque un ripensamento.

Esso apre così la strada al dialogo e alla discussione sull’evoluzione – passata, presente e futura – delle comunità politiche e sulle regole che disciplinano la convivenza umana. Infine, ma non meno importante, trascendendo una dimensione puramente giuridica, il concetto di contratto sociale fornisce un vocabolario fertile per l’analisi interdisciplinare, capace di catturare e studiare le trasformazioni collettive, compreso il perché tali evoluzioni si siano manifestate e come si siano inserite in dinamiche preesistenti. In altre parole, il contratto sociale ci permette di riflettere sui processi sistemici generati da fenomeni pertinenti alla società, come la penetrazione delle tecnologie digitali in ogni aspetto della vita sociale e privata. 

Gli sviluppi determinati dalla digitalizzazione hanno implicazioni significative per il contratto sociale, in particolare per la concezione e la realizzazione dei diritti, degli obblighi e del bene comune in una società digitalmente interconnessa.

Tali trasformazioni diventano evidenti non solo a livello nazionale, ma anche a livello internazionale.

Ad esempio, la digitalizzazione ha permeato tutti gli aspetti del contratto sociale dell’Unione Europea (o UE) e, di conseguenza, degli Stati Membri, trasformandone gli attori, la governance e il processo normativo, nonché gli obiettivi e i valori condivisi. Questa intersezione non è priva di tensioni: la promozione della digitalizzazione, obiettivo abbracciato dall’UE, può entrare in conflitto con diverse componenti essenziali del contratto sociale dell’UE. Ciò diventa evidente considerando gli ultimi sviluppi regolamentari in questo campo.

La digitalizzazione e, in particolare, l’avanzamento dell’intelligenza artificiale, hanno assunto un ruolo centrale nell’identità e nell’azione politica dell’Unione Europea, una dinamica ulteriormente esacerbata dai conflitti geopolitici con gli Stati Uniti che mirano a ridurre la portata ed effettività delle regole digitali dell’Unione.

A partire da novembre 2025, infatti, le istituzioni europee hanno proposto una serie di regole – le cosiddette proposte Omnibus– per semplificare le normative digitali, in campi come quello della protezione dei dati personali e dell’intelligenza artificiale. Ma tali proposte non mirano soltanto a semplificare; esse erodono esistenti protezioni. Ad esempio, le proposte Omnibus riducono drasticamente gli obblighi di trasparenza per i sistemi di intelligenza artificiale e, in sostanza, consentono l’uso di dati personali per lo sviluppo di tecnologie artificiali, eliminando così le garanzie offerte dal Regolamento sulla protezione dei dati personali. È quindi evidente il rischio di un disallineamento tra la digitalizzazione a tutti i costi e il contratto sociale dell’UE, con ripercussioni sul funzionamento dell’Unione nel suo complesso.

Come esplorato nel mio progetto di ricerca Horizon “EXPRESS2”, attualmente, l’UE si trova a un bivio tra il rispetto delle promesse e delle dinamiche sancite dal suo contratto sociale e l’adozione della digitalizzazione a tutti i costi.

Ciascun approccio presenta vantaggi e svantaggi. Uno sviluppo della digitalizzazione, guidato dal contratto sociale dell’UE, potrebbe portare a tecnologie che rispettano le promesse e le dinamiche dell’Unione, ma che potrebbero risultare meno efficaci dal punto di vista del mercato. Allo stesso tempo, l’adattamento delle tecnologie digitali al Contratto sociale dell’UE potrebbe non essere facilmente realizzabile, con il rischio di rinunciare a protezioni essenziali all’interno dell’UE in nome del progresso tecnologico. La percezione pubblica della digitalizzazione mostra sostegno per questo fenomeno, insieme a preoccupazioni per il futuro delle tecnologie digitali e per la regolamentazione dell’UE. La visione generale di queste dinamiche non dovrebbe essere ignorata nel plasmare il futuro dell’azione dell’UE nel settore digitale.

Il futuro della digitalizzazione è oggetto di negoziazione politica, ma non bisogna perdere di vista le regole e i meccanismi fondamentali che legano tra loro gli attori dell’UE, ossia il contratto sociale dell’UE, con le sue promesse e protezioni.

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*Giulia Gentile, University of Essex e Pollicino AIdvisory

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