La Commissione IA dell’Ordine degli Avvocati di Torino

L’intelligenza artificiale sta entrando con crescente naturalezza e velocità negli studi legali: che si tratti di sistemi generativi basati su LLM, strumenti per la redazione degli atti, algoritmi di ricerca predittiva o funzioni RAG integrate nelle più comuni banche dati, il lavoro dell’avvocato si confronta oggi con tecnologie capaci di accelerare, suggerire, elaborare. Una rivoluzione che, tuttavia, non può essere governata soltanto dall’innovazione tecnica.

Occorrono metodo, regole, consapevolezza. In questo scenario si inserisce il BrevIArio normativo sull’uso dell’intelligenza artificiale elaborato dalla commissione IA dell’Ordine degli Avvocati di Torino, un documento che propone una lettura pratica e non meramente teorica del nuovo perimetro giuridico e deontologico entro cui la professione forense è chiamata a operare quando utilizza sistemi basati su IA, offrendo agli avvocati una bussola per un uso responsabile, trasparente e conforme alla normativa europea e nazionale.

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BrevIArio normativo sull’uso dell’IA

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L’impostazione è chiara: non un compendio astratto di norme, ma una guida operativa che individua tre aree chiave: protezione dei dati personali, tutela della proprietà intellettuale e recepimento del quadro regolatorio legato all’AI Act e alla nuova Legge italiana — accompagnandole con indicazioni concrete per lo studio legale. Il documento richiama la necessità di svolgere una valutazione di impatto (ai sensi dell’art. 35 GDPR) quando l’uso dell’IA può esporre a rischi elevati, di mantenere un registro dei trattamenti che tenga conto delle attività svolte con sistemi IA, di adottare misure di cybersecurity by design e by default e di prestare particolare attenzione ai termini contrattuali dei fornitori, soprattutto nei casi in cui l’input o l’output possano contenere dati personali o generare contenuti coperti da diritto d’autore. Viene inoltre affrontato un aspetto spesso trascurato ma cruciale: la titolarità dei materiali prodotti dall’IA e il rischio di violare opere protette, con raccomandazioni su come revisionare gli output e minimizzare esposizione, responsabilità e possibili contenziosi.

Al di là dei profili tecnici, il messaggio centrale del BrevIArio è preciso e netto: la tecnologia può unicamente assistere l’avvocato, non sostituirlo.

Come detto dal Consiglio in occasione dell’inaugurazione del XXXVI Congresso Nazionale forense appena celebrato a Torino e convocato proprio per affrontare la tematica dell’Avvocato del futuro che utilizza questi nuovi potenti strumenti digitali di lavoro, dobbiamo costruire il senso del limite sapendo che nessun algoritmo potrà mai interpretare l’infinita varietà di situazioni che la vita porta davanti al difensore e al giudice.

La giustizia non può ridursi a un calcolo statistico o probabilistico e gli avvocati sono attori comprimari del sistema giustizia e devono essere consapevoli dei limiti deontologici e normativi nell’uso di questo strumento di lavoro.

L’output generativo è il risultato di calcoli probabilistici, non di ragionamento; lo strumento può suggerire, accelerare, aggregare, ma il giudizio, la valutazione, la responsabilità professionale restano irrimediabilmente umane. Coerentemente, la nuova Legge sull’IA impone ai professionisti l’obbligo di informare il cliente in modo chiaro e comprensibile sull’utilizzo di sistemi artificiali nello svolgimento dell’incarico, riconoscendo che l’innovazione non può prescindere dalla trasparenza e dal rapporto fiduciario che costituisce la base del mandato difensivo.

Il valore dell’iniziativa torinese sta allora proprio in questo: prendere una materia complessa, in evoluzione, ancora incerta sotto molti profili applicativi, e trasformarla in orientamento concreto, verificabile, replicabile. Il BrevIArio si pone come documento aperto, destinato ad aggiornarsi nel tempo, ma già oggi rappresenta un modello potenzialmente esportabile agli Ordini italiani: un invito all’avvocatura a non subire l’innovazione ma a guidarla, a integrare la tecnologia nel perimetro della professionalità, non a delegarla. Perché la sfida non è semplicemente usare l’IA. È usarla bene, con consapevolezza, tutela del cliente e rispetto dell’identità della funzione forense. E Torino, su questo terreno, ha già tracciato la strada.

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