La Manovra 2027 presenta agli avvocati un conto da quasi 104 milioni di euro di contributi arretrati, a fronte del ricalcolo delle pensioni con criteri più favorevoli. È la stima contenuta nella relazione tecnica al disegno di legge di Bilancio, che all’articolo 56 interviene per correggere un errore risalente alla prima applicazione della legge n. 576 del 1980 e chiudere un contenzioso che ha visto la Cassazione pronunciarsi contro i criteri adottati da Cassa Forense.

“La Cassa Forense – spiega la Relazione - ha, pertanto, utilizzato nel tempo valori non corretti di tetto reddituale (anche contributivo) e scaglioni di reddito ai fini del calcolo delle pensioni retributive, approvati con decreti ministeriali in valore inferiore rispetto al meccanismo individuato dalla Corte di Cassazione, determinando importi di pensione e di contribuzione inferiori a quanto dovuto”.

Secondo la Suprema corte, infatti, la prima rivalutazione dei tetti reddituali e degli scaglioni utilizzati per calcolare le pensioni retributive avrebbe dovuto essere effettuata un anno prima rispetto a quanto stabilito dall’ente. L’errore si è così trascinato negli aggiornamenti successivi, determinando valori inferiori a quelli corretti e, di conseguenza, contributi e pensioni più bassi del dovuto. La Cassazione ha tuttavia chiarito che gli aumenti devono essere collegati ai contributi effettivamente versati, senza poter considerare redditi per i quali la contribuzione è ormai prescritta.

La nuova disciplina. L’articolo 56 recepisce questi principi e interviene anche per evitare che l’errore continui a produrre effetti sulle quote retributive delle pensioni future, benché il sistema retributivo sia stato applicato fino al 2024. La Cassa dovrà rideterminare il tetto reddituale applicando l’indice Istat del 1980 fino al 2020 e, con le stesse regole, gli scaglioni fino al 2025. I maggiori contributi saranno richiesti nei limiti della prescrizione, senza sanzioni né interessi. Le comunicazioni dovranno essere inviate entro il 31 maggio 2027 e gli interessati avranno sei mesi per versare integralmente le somme richieste, a pena di decadenza.

Anche le pensioni già liquidate potranno essere ricalcolate, nei limiti della prescrizione e in relazione alla maggiore contribuzione effettivamente versata. Per i trattamenti con decorrenza dal 2027, la norma stabilisce inoltre aliquote di rendimento decrescenti dall’1,75% all’1,15%, secondo quattro scaglioni di reddito, assumendo come riferimento i valori deliberati dalla Cassa nel 2026, da rivalutare annualmente.

I conti dell'operazione. La relazione tecnica, ipotizzando prudenzialmente l’applicazione della misura al 60% degli interessati, stima per il 2027 maggiori entrate contributive arretrate pari a 103,9 milioni di euro. Nello stesso anno sono previsti 48,4 milioni di arretrati pensionistici e 11,3 milioni di maggiori pensioni correnti, per un totale di 59,7 milioni di spesa lorda aggiuntiva. Il saldo complessivo per la finanza pubblica sarebbe positivo per 62,2 milioni nel 2027, ma negativo per 57,8 milioni nel 2028, anche per gli effetti fiscali della deducibilità dei contributi.

La distinzione è che i contributi arretrati costituiscono un’entrata una tantum, mentre i maggiori oneri pensionistici continueranno negli anni successivi, seppure con importi progressivamente decrescenti. L’impatto complessivo sugli equilibri previdenziali della Cassa dovrà quindi essere valutato nei prossimi bilanci tecnici.

Cassa Forense, interpellata sul provvedimento, ha fatto sapere che la presidente Annunziata preferisce attendere il testo definitivo della legge, al termine dell’iter parlamentare, prima di esprimere valutazioni nel merito.

 

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