“Noi abbiamo sempre espresso e continuiamo a esprimere perplessità in ordine a questa decretazione di urgenza che ci sembra più simbolica che avere dei riflessi concreti. Il nostro Paese, il nostro ordinamento, possiede già tutti gli strumenti per contrastare questi fenomeni e non avvertiamo davvero la necessità di introdurne di nuovi che mettono a rischio i principi dello Stato di diritto”. Così il presidente dell’Unione delle Camere penali italiane, Francesco Petrelli, a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario dei penalisti, nell’ambito di un evento dal titolo: “La trasversalità del sì. Verso il referendum: un percorso lungo 40 anni’”.

Sul fermo preventivo, ha proseguito, “bisogna vedere se regge davanti alla Corte Costituzionale prima ancora dei tribunali. Dobbiamo approfondire i testi della norma, tra l’altro ci sarà un passaggio parlamentare e lì saremo auditi ed esprimeremo le nostre valutazioni tecniche. Non si capisce chi dovrebbe oggettivamente applicare questa forma di contenimento, dove i contenuti dovrebbero essere poi condotti, con quali strutture e con quale personale”.

“Il fermo di polizia di 12 ore – aveva osservato in mattinata nel corso dell’intervista al Guardasigilli - è attuabile se si pensa che possa colpire due o tre persone ma se dobbiamo immaginare centinaia di manifestanti portati nelle questure, in quali camere di sicurezza andrebbero alloggiati? Dove li mettiamo, nei salottini delle questure? Insomma bisogna pensare all’attuazione pratica delle norme. Mentre è tutto molto vago, restiamo nell’ambito delle norme vessillo che più che creare sicurezza rassicurano, sono due cose diverse”.

Nordio ha replicato richiamando la deterrenza delle norme penali. “Noi ci auguriamo – ha detto il Ministro - che in presenza di questo norme non vi siano più centinaia di manifestanti che arrivano con i caschi, con i coltelli, con le mazze ferrate ecc., visto che la norma penale entro certi limiti - non è che mi illuda che abbia un effetto deterrente al 100% - ma entro certi limiti una certa deterrenza ce l’ha, quindi probabilmente non saranno diciamo dei numeri così consistenti”. Concludendo che non si tratta di un “fermo di polizia” ma di una “forma minima di controllo”.

Parlando con i cronisti, Petrelli è tornato sulla riforma costituzionale della giustizia. “Il voto per il sì - ha detto il Presidente Ucpi - non è il voto a un partito, è un voto che serve a tutti i cittadini, un voto per una giustizia migliore per il Paese. La trasversalità di cui noi oggi proclamiamo vede infatti esponenti della politica e della magistratura che si sono espressi a favore di questa riforma, proprio perché è una riforma che darà al Paese finalmente un giudice terzo e una magistratura libera dalla politica”.

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