Per un ragazzo tra i 14 e i 18 anni che finisce davanti a un giudice, dal 23 ottobre cambia la domanda di partenza. Non sarà più il tribunale a dover dimostrare che quel minore era in grado di capire ciò che faceva: la capacità di intendere e di volere si presumerà, salvo prova contraria. È la novità più impattante del decreto-legge 22 ottobre 2026, n. 190, che reca “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica e contrasto alla criminalità minorile”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della stessa giornata e in vigore dal giorno successivo. Dieci articoli firmati dal Presidente della Repubblica, su proposta della premier Meloni e dei ministri Piantedosi, Nordio e Crosetto, di concerto con Giorgetti, scritti in pochi giorni dopo il weekend di scontri e saccheggi che ha sconvolto la città meneghina.

Un weekend ha acceso la miccia

Sabato 17 ottobre il corteo “Italia in piazza”, organizzato contro il carovita, il prezzo della benzina e la pressione fiscale, è degenerato in piazza del Duomo. Gruppi di giovani vestiti di colore nero e col volto coperto hanno lanciato pietre, cubetti di porfido e bombe carta contro gli agenti. Gli scontri si sono estesi a piazza Cordusio, corso Vittorio Emanuele e San Babila, tra vetrine sfondate e attività commerciali devastate. Domenica la scena è stata replicata tra via Torino, il Carrobbio e le Cinque Vie, con saccheggi e l’intervento degli idranti. Disordini anche a Torino e Bologna. Il bilancio diffuso lunedì 19 ottobre dal Dipartimento di pubblica sicurezza contava 271 persone accompagnate in questura, 220 delle quali minorenni, e 32 arresti, di cui 23 a carico di minori. I feriti tra le forze dell’ordine erano 14 nella sola giornata di domenica, dopo gli oltre cento segnalati per gli scontri di sabato. Il sindaco Sala ha lamentato la presenza di pochi agenti in strada e una sottovalutazione del momento. Lo stesso lunedì 19 la premier ha riunito a Palazzo Chigi ministri e vertici di polizia e intelligence; il Consiglio dei ministri ha deliberato il testo martedì 20.

Imputabilità, si ribalta l’onere

L’articolo 1 interviene sull’articolo 98 del codice penale. Finora, per i minori tra 14 e 18 anni, la capacità di intendere e di volere andava accertata ipotesi per ipotesi; ora si aggiunge che, in questi casi, essa “si presume fino a prova contraria”. La soglia minima dei 14 anni rimane invariata. Per l’effetto, l’articolo 3 del decreto novella il DPR n. 448/1988 in tema di processo minorile. L’imputabilità esce dagli accertamenti sulla personalità che P.M. e giudice sono tenuti a svolgere e diventa un elemento che “possono” acquisire. La regola è coniata dal disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri il 23 luglio, ora trasferita in un decreto immediatamente efficace. Al processo minorile si aggiungono ulteriori tasselli. Ai minori si applicherà l’arresto in flagranza differita eseguito entro 48 ore sulla base di video e fotografie. La custodia cautelare diviene possibile pure per i nuovi reati di violenza organizzata e danneggiamento di gruppo. E per chi ha compiuto 16 anni il giudice, nello scegliere le misure cautelari, non dovrà più tenere conto dell’esigenza di non interrompere i processi educativi in atto.

Violenza organizzata

Approda sul codice penale il nuovo articolo 420-bis, titolato “Violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche”: da 2 a 5 anni di reclusione e multa da 10.000 a 20.000 euro per chi, durante una manifestazione, fa parte di un gruppo di almeno 5 persone che agisce in modo organizzato, anche occasionalmente. La condotta punita è utilizzare illegittimamente bastoni, mazze, oggetti contundenti o comunque atti a offendere, oppure lanciare questi stessi oggetti oppure razzi, fuochi artificiali, petardi o spray urticanti, creando un pericolo concreto per le persone e danneggiando cose. La pena si eleva da un terzo alla metà per chi agisce travisato o comunque in modo da rendere difficile l’identificazione, o colpisce infrastrutture di energia, trasporti e telecomunicazioni, o beni destinati a servizi pubblici. Chi organizza o promuove il gruppo, o istiga alle violenze anche tramite chat e social, rischia da 4 a 12 anni. Se dagli scontri derivano lesioni, le relative pene aumentano da un terzo alla metà. Il decreto-legge ritocca anche reati già esistenti: devastazione e saccheggio sono puniti più severamente se commessi durante un corteo ai danni di merci in negozi o magazzini, esattamente lo scenario visto in via Torino; aggravato anche l’attentato a impianti di pubblica utilità, se commesso nel corso di manifestazioni. Il nuovo articolo 635.1 c.p. innalza da un terzo alla metà la pena per il danneggiamento compiuto da un gruppo organizzato, anche occasionalmente, di almeno 5 persone. Per tutti questi reati scatta la possibilità di arresto in flagranza differita.

Genitori chiamati a pagare

L’articolo 5 sposta parte della responsabilità sulle famiglie: quando un minore, anche non imputabile, partecipa a devastazioni, saccheggi, violenze organizzate, danneggiamenti di gruppo o agli ulteriori reati richiamati dalle norme sulla sicurezza urbana, al genitore si applica una sanzione amministrativa da 500 a 1.000 euro. Ne è esentato solo se dimostra di non aver potuto impedire il fatto. In ipotesi di recidiva la somma sale da 1.000 a 2.000 euro, e il prefetto può segnalare al tribunale per i minorenni l’opportunità di avviare progetti di sostegno alla funzione educativa. La voce più pesante è il risarcimento: con la medesima ordinanza il prefetto può imporre ai genitori di pagare i danni causati a beni di Stato, Regioni o enti locali, liquidandoli sulla base degli atti. Contro l’ingiunzione ci si potrà opporre entro 40 giorni innanzi al tribunale di residenza. Commercianti e privati danneggiati potranno chiedere un decreto ingiuntivo utilizzando l’ordinanza prefettizia quale prova scritta, con efficacia provvisoriamente esecutiva.

Divieti di raduno e check preventivi

L’articolo 6 introduce nel codice antimafia un nuovo avviso orale del questore: a chi, in gruppi di 5 o più persone, ha tenuto in pubblico comportamenti intimidatori, molesti o violenti, potrà essere vietato di radunarsi con quelle stesse persone in luoghi precisi, anche solo in certe fasce orarie, per un massimo di un anno. Il presupposto è aver già ricevuto misure di prevenzione ovvero Daspo urbani negli ultimi 5 anni, oppure una condanna, anche non definitiva, per delitti contro la persona o il patrimonio commessi in pubblico. Il divieto vale anche per i ragazzi dai 14 anni e deve rispettare le esigenze di salute, famiglia, lavoro e studio. L’articolo 7 consente di accompagnare e trattenere negli uffici di polizia, durante operazioni di prevenzione in luoghi affollati, chi, sulla base di elementi concreti, dà “fondato motivo di ritenere” che possa porre in essere condotte di concreto pericolo per la sicurezza. Gli elementi possono ricavarsi dagli oggetti posseduti o da precedenti e segnalazioni di polizia degli ultimi 5 anni per delitti non colposi contro la persona o il patrimonio, spaccio, porto di armi o oggetti atti a offendere, o per il nuovo reato di violenza organizzata.

Magistrati d’urgenza e 500 soldati

Nella finalità di evitare che un’ondata di arresti mandi in tilt i tribunali, l’articolo 4 consente di applicare temporaneamente magistrati ad altri uffici entro 24 ore dalla richiesta, senza attendere il parere del consiglio giudiziario. Si intende definire le convalide nella timeline di legge. L’articolo 8, l’unico con una spesa dedicata, porta a Milano fino al 31 dicembre 500 militari in più dell’operazione “Strade sicure”, con funzioni di agente di pubblica sicurezza. Lo stanziamento è di 4.933.831 euro per l’anno corrente, e la Difesa potrà acquistare servizi e forniture con le procedure di somma urgenza. Tutto il resto del decreto andrà attuato senza nuovi oneri, con le risorse già disponibili.

Reazioni

La presunzione di imputabilità aveva già diviso quando il governo l’aveva presentata a luglio. La premier aveva sostenuto che chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni, anche quando è minorenne, indicando quale bersaglio le baby gang e l’utilizzo dei giovanissimi come manovalanza della criminalità adulta. Il ministro Nordio aveva parlato di una criminalità minorile in crescita per numero e gravità. Sul fronte opposto, il cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano, don Claudio Burgio, aveva definito la norma “un passo indietro”, richiamando l’immaturità di molti adolescenti. Per il Pd, Michela Di Biase, capogruppo dem in commissione Infanzia e adolescenza, aveva avvertito che una presunzione generale rischia di indebolire la specificità della giustizia minorile e di sostituire alla valutazione della persona una risposta solo repressiva, chiedendo maggiore prevenzione e sostegno alle famiglie. Magistrati minorili e operatori temono che si restringa lo spazio per valutare la personalità del singolo ragazzo, a favore di una risposta soprattutto repressiva.

Passaggio in Parlamento

Il testo per diventare legge dello Stato dovrà essere convertito dal Parlamento entro 60 giorni. Il primo banco di prova, però, sarà la piazza: per il 30 ottobre è già proclamato uno sciopero generale dei sindacati di base, con manifestazioni in diverse città, Roma compresa.

 

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