Si è concluso con il voto di fiducia, chiesto a sorpresa dal governo, il primo round del decreto giustizia-migranti al Senato. L’aula l’ha approvato con 92 sì e 63 no. Ora passerà alla Camera e l'esame avrà tempi stretti per convertirlo in legge entro la scadenza dell’11 agosto. Votato quindi il testo base, senza nessuno degli oltre 400 emendamenti proposti per l’aula, tutti decaduti.
La fiducia ha così azzerato anche il duro scontro che ha contrapposto per giorni FdI e FI, agli antipodi sull’estensione delle intercettazioni. Con un emendamento presentato già in commissione, i meloniani chiedevano di poter usare le intercettazioni come prova anche in inchieste diverse da quelle per le quali sono state autorizzate, e per i reati spia per mafia. Contrari gli azzurri.
“Noi siamo leali, ma non saremo mai subalterni", commenta Stefania Craxi, capogruppo di Forza Italia al Senato, in un’intervista a ’la Repubblica’. Se le intercettazioni a strascico volute da FdI rispunteranno in un decreto ad hoc, FI darà il suo ok? “Non voteremo mai quelle norme, indipendentemente dal testo in cui dovessero essere inserite. Abbiamo chiesto un tavolo di confronto in maggioranza: siamo i primi a voler garantire strumenti investigativi efficaci contro la criminalità, senza abdicare alla tutela della libertà”, rimarca l’azzurra.
La fiducia ha travolto pure le correzioni chieste dalla Lega sui permessi di soggiorno 'a punti' per i migranti con più di 14 anni (con crediti in base alla conoscenza dell’italiano e dei principi della Costituzione, ad esempio) e sulla stretta ai ricongiungimenti familiari degli stranieri.
Formato da 18 articoli, il decreto contiene sia norme sull’ordinamento giudiziario e la professione forense sia sull’immigrazione (procedure di asilo, rimpatri e controlli alle frontiere) recependo le direttive del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo.
Tra le novità, spicca quella sull’esame di Stato per gli avvocati: si svolgerà in un’unica sessione ogni anno, con due prove scritte (oggi sono tre) e una orale. Sul funzionamento della giustizia, il decreto allunga fino al 31 dicembre 2026 l'incarico dei magistrati giudicanti nello stesso ufficio, per evitare carenze di organico e rallentamenti operativi. Altre misure riguardano i giudici di pace, per potenziare organizzazione e competenze di quegli uffici.
Si interviene inoltre sulla digitalizzazione dell'amministrazione della giustizia, stanziando 6,5 milioni di euro per il 2026, 30 milioni per ogni anno dal 2027 al 2034 e 12,5 milioni annui dal 2035.
Sul fronte dell'immigrazione, cambia la disciplina sui documenti rilasciati a chi chiede la protezione internazionale e sulla dichiarazione del proprio domicilio o residenza, che dovrà fare con la registrazione della domanda. Sale da 60 a 90 giorni (dalla formalizzazione della domanda) il periodo nel quale i richiedenti protezione internazionale non possono lavorare. Inoltre, diventano obbligatorie le procedure di asilo alla frontiera, da concludere entro un termine massimo. Riguardo alla possibilità di trattenere chi ha chiesto la protezione internazionale, ora si aggiunge il divieto di trattenimento fondato sulla nazionalità e si ampliano le strutture per il trattenimento, comprese quelle nelle zone di frontiera.
Per il Pd il decreto Giustizia-migranti approvato dal Senato con la fiducia è un provvedimento «pasticciato e dannoso» che evidenzia le divisioni della maggioranza su intercettazioni e immigrazione. Il presidente dei senatori dem Francesco Boccia accusa il Governo di puntare su misure repressive che comprimono i diritti senza migliorare la sicurezza, criticando in particolare le norme sui migranti, il mancato recepimento integrale del Patto europeo e l’assenza di un organismo indipendente per la tutela dei diritti umani.

