Gli addetti all’Ufficio per il processo dovranno continuare a svolgere prevalentemente attività di supporto alla funzione giurisdizionale. Le attività di natura più strettamente amministrativa, ammesse solo in caso di necessità, non potranno superare il 30% dell’orario di lavoro. Via libera anche a una revisione dei modelli per la valutazione della professionalità dei magistrati, con giudizi più analitici e fondati su elementi oggettivi.

Il Consiglio superiore della magistratura, su proposta della Settima commissione, ha infatti approvato le linee guida sull’Ufficio per il processo e, su proposta della Quarta commissione, ha modificato i modelli di autorelazione, del rapporto del dirigente e del parere del Consiglio giudiziario. Le modifiche recepiscono le esigenze di maggiore specificazione emerse nella prima applicazione della nuova circolare e puntano a rendere le valutazioni più documentate e verificabili, riducendo il ricorso a formule generiche.

È stata così prevista una sezione nella quale inserire la descrizione puntuale delle attività svolte dal magistrato, degli eventuali esoneri, degli incarichi e della loro fonte, delle assegnazioni interne, applicazioni o supplenze. Per il dirigente viene poi stabilito l’onere di menzionare espressamente le segnalazioni ricevute, se riferite a fatti specifici. Ma anche l’indicazione dei provvedimenti a campione estratti o prodotti dall’interessato, dai quali si possano desumere elementi utili a fini della valutazione di professionalità. Assumono rilievo, poi, anche l’indicazione delle esperienze in materia informatica e l’indicazione delle esperienze di presidenza dei collegi o di collaborazione nella gestione dell’ufficio. Infine, da considerare anche l’indicazione degli eventuali contributi alla soluzione dei problemi organizzativi dell’ufficio. Per tutti gli altri indicatori, resta ferma la prescrizione di rendere un giudizio sintetico.

Per quanto concerne, invece l’Ufficio per il processo, partendo dal monitoraggio delle attività e dell’assetto organizzativo, è emerso che il “sistema più efficace” prevede la destinazione degli addetti “ ad attività di supporto alla giurisdizione”. La cui efficacia, prosegue una nota del Csm, è stata “dimostrata dal contributo essenziale fornito dall’UPP al raggiungimento degli obiettivi PNRR”. Quindi, con particolare riferimento agli addetti che verranno stabilizzati dal 1° luglio prossimo, viene indicato come “modello organizzativo preferibile” quello di supporto alla giurisdizione”. In questo contesto, prosegue, “si ritiene che l’eventuale destinazione – in caso di necessità - ad attività di natura più strettamente amministrativa dovrebbe avvenire su base oraria, per una percentuale non superiore al 30%”.

Le due delibere finali prevedono la proroga della possibilità per alcuni giudici onorari confermati di continuare a trattare i procedimenti sulla cittadinanza italiana, segno che permane l’esigenza di smaltire un contenzioso ancora consistente. E un Protocollo con il ministero della Giustizia per la raccolta e la condivisione dei dati statistici che conferma la crescente attenzione del Csm verso un supporto quantitativo per l’organizzazione e monitoraggio dell’attività degli uffici giudiziari.

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