Professione e Mercato

Avvocati, un solco sempre più ampio tra grandi e piccoli studi

di Claudio Rorato*

Avvocati più pessimisti sul futuro della professione. I grandi studi legali sono costantemente in corsia di sorpasso con nuovi modelli organizzativi e di business. Aumenta la frattura tra grandi dimensioni e altre strutture

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Dopo l'emergenza sanitaria, gli studi legali si dimostrano più pessimisti (69%) sul futuro della professione, rispetto a commercialisti, consulenti del lavoro e studi multidisciplinari. I fiduciosi sono solamente il 29%, mentre il 2% ritiene che non cambierà nulla. La pandemia ha messo a dura prova soprattutto le piccole realtà, ancora distanti dall'elaborare nuove visioni in termini organizzativi e di business, ricorrendo anche alle tecnologie digitali. Metà degli studi legali non è interessato a introdurre nuovi servizi da erogare alla clientela, esponendosi sempre più alla price competition su quelli più tradizionali.

Queste linee di tendenza sono scritte sull'analisi realizzata dall' Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano.

Il Valore generato ai Clienti, lo studio misura il valore creato ai clienti? ( Il PDF)

I grandi studi (NdA: per motivi legati alla numerosità la soglia minima per qualificare un grande studio è di 30 persone in organico) dimostrano vivacità in tutti gli ambiti progettuali – miglioramento delle soft skill del personale, miglioramento dell'efficienza dello studio, introduzione di tecnologie per l'erogazione di servizi ai clienti, miglioramento della relazione con i clienti e introduzione di nuovi servizi - o perché hanno già investito o perché hanno in corso degli investimenti.

Il delta comportamentale è ancora più evidente sul tema dell'arricchimento delle competenze disponibili nello studio.

L'82% delle realtà più strutturate ha già provveduto ad arricchire le competenze interne, mentre le altre dimensioni – dai micro ai medi studi – non vanno oltre il 15%. Su questo tema è interessante notare che la propensione a introdurre nuove competenze è doppia tra gli studi che collaborano in modo stabile (con o senza accordi formali).

La collaborazione è uno dei tasti dolenti dell'avvocatura, poco propensa, se non nelle grandi dimensioni, a instaurare rapporti collaborativi stabili con altri soggetti – studi, software house, altre professioni, …, in modo da ampliare l'offerta dei servizi in senso orizzontale o verticale.

Da rimarcare ulteriormente la tendenza, comune però a tutte le professioni esaminate, che più le strutture sono piccole e, quindi, bisognose di ‘aumentare la massa muscolare', meno sviluppano accordi di collaborazione con altri soggetti, sottovalutando la strategicità di questa azione ai fini della sopravvivenza nel tempo.

Buone notizie provengono, invece, dalla capacità della categoria legale di attraversare le aziende clienti con i servizi in portafoglio. Più delle altre categorie professionali, gli avvocati sono presenti nei processi primari (NdA: le attività relative all'oggetto sociale dell'azienda), in quelli di supporto (amministrazione, HR, infrastrutture tecnologiche) e direzionali (strategia, finanza e controllo, compliance). Un aspetto positivo che, ancora una volta, i grandi studi stanno interpretando egregiamente, con percentuali spesso doppie o triple rispetto alla media complessiva dell'intero campione di studi legali.

Le differenze nella cultura gestionale emergono con prepotenza anche su un tema emergente: la misurazione del valore generato dalla relazione con i clienti. Il 100% dei grandi studi misura, in modo regolare o saltuario, tale valore, mentre il campione complessivo non va oltre il 37%. L'attenzione verso le soft skill del personale – es.: gestione dei clienti, team building, … - rivela una doppia dicotomia: da una parte i micro-studi con una sensibilità effettiva e prospettica sul tema pari al 22%, dall'altra i piccoli e medi studi con una sensibilità che oscilla tra il 70 e l'80% e, infine, i grandi studi totalmente proiettati sull'empowerment del personale.

Quale sintesi proporre dalle informazioni che derivano dopo un anno di Ricerca dell'Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale?

Vediamo alcuni punti qualificanti sulle tendenze in atto:

• se la pandemia ha accelerato la consapevolezza sull'utilità della tecnologia, tuttavia ha anche scavato un solco più profondo tra gli studi che avevano già avviato un percorso di digitalizzazione e quelli che, per diversi motivi, non lo avevano ancora fatto;

• i modelli di comunicazione hanno avuto un impulso maggiore presso gli studi la cui età media dei professionisti è inferiore a 45 anni;

• la cultura customer oriented si sta gradualmente affermando, soprattutto presso gli studi più digitalizzati e di dimensioni maggiori;

• I grandi studi, soprattutto quelli legali, sono ormai costantemente in corsia di sorpasso, avendo elaborato comportamenti manageriali evoluti e una cultura gestionale sempre più simile alle consulting direzionali o ad aziende di servizi.

• la collaborazione è utilizzata in chiave strategica soprattutto dagli studi più strutturati; le piccole dimensioni, pur avendone bisogno, faticano ad attivarla.

*di Claudio Rorato, Responsabile Scientifico e Direttore Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano


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