Giustizia

Avvocatura, l'appello alla politica: "Fate presto" – Adr strategiche per garantire giustizia

di Francesco Machina Grifeo

In breve

Con una delibera del 23 gennaio scorso, l'Ocf punta sui sistemi alternativi di risoluzione delle controversie per accorciare i tempi e garantire l'accesso alla giustizia

"Fate presto", è l'appello dell'Organismo congressuale forense alla politica. L'auspicio è quello di uscire rapidamente dalla crisi per tornare "a dialogare di principi e riforme di un settore cruciale per la vita del nostro Paese: la Giustizia".

E proprio partendo dalla necessità di migliorare l'efficienza della giustizia civile - esigenza che costituisce "una delle principali raccomandazioni che l'Unione Europea ha rivolto all'Italia" ed a cui "sarà subordinata l'erogazione di una parte dei fondi del Recovery Plan" -, l'Ocf, con la delibera del 23 gennaio scorso, rilancia sulle Adr (Sistemi alternativi di risoluzione delle controversie).


Il tema, proseguono i legali, ha ormai assunto un rilievo di primo piano nella politica dei Paesi Europei che, al fine di garantire uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia in vista del buon funzionamento del mercato interno, "promuovono da più di un decennio lo sviluppo dei mezzi alternativi di risoluzione delle liti".

E come sempre è necessario ripartire dai numeri. In Italia per i tre gradi di giudizio, vengono complessivamente impiegati mediamente 8 anni (dati CEPEJ dell'aprile 2019.). A ciò si aggiunge il numero delle cause civili pendenti che, pur riducendosi rispetto al picco raggiunto nel 2009, nel 2016 si attestava a quasi 3,8 milioni di casi, con valore molto più alto di quello dei principali Paesi europei: secondo dati CEPEJ, i casi pendenti ogni 100.000 abitanti nel 2016 erano in Italia del 71 per cento superiore a quello della Francia, del 157 per cento superiore a quello della Spagna, e del 406 per cento superiore a quello della Germania.

Del resto, ricorda il documento, negli ultimi anni in Italia non sono mancati gli interventi normativi che hanno portato ad un sistema "estremamente variegato, nel quale coesistono ADR a carattere generale e di settore, volontarie e obbligatorie, alcune delle quali strutturate come condizione di procedibilità della azione giudiziaria e quindi connotate da una evidente ratio deflattiva".

Vi è perciò, continua la Delibera, la necessità di una riforma organica degli strumenti stragiudiziali di composizione delle liti. In Europa l'assetto è stato disegnato principalmente da due provvedimenti, la direttiva sulle ADR (52/2008) e il Regolamento n.524/2013 che puntano l'attenzione sull'imparzialità di chi gestisce la controversia, la trasparenza, la durata limitata non oltre 90 giorni, costi contenuti, il contraddittorio, la garanzia di una informazione adeguata.

L'OCF, dunque, "esprimendo una posizione di sintesi dell'avvocatura nazionale guarda alle ADR come ad un sistema strategico, non imposto come un obbligo indefettibile, alla luce dell'attuale normativa nazionale". Le ADR devono diventare "un sistema non alternativo ma complementare, né esclusivo né esaustivo della domanda di giustizia, sia delle persone fisiche che delle imprese". In questo modo, "a lungo termine, si può creare una cultura non contenziosa in cui vi sia una pacificazione dei contendenti". Il documento si chiude poi con un fitto elenco di interventi in tema di arbitrato, mediazione e negoziazione assistita da rendere più appetibili anche grazie ad incentivazioni fiscali.

Tornando alla stretta attualità, l'Ocf preso atto che il Governo rischia di cadere proprio sulla Giustizia, richiama la posizione comune dei mesi scorsi con CNF, Cassa Forense e Unione delle Camere Penali per un "Piano straordinario per la Giustizia", che risulta oggi "paralizzata, non accessibile e ostaggio di profonde distorsioni".

A guidare l'elenco delle riforme auspicate ci sono: la separazione delle carriere, l'inserimento della figura dell'avvocato in Costituzione; la riforma organica del processo; il ritorno "ai principi cardine del diritto" in materia di prescrizione; gli investimenti concreti rispetto a un'edilizia giudiziaria che "cade a pezzi". E infine gli investimenti sulla giustizia telematica "che non può limitarsi alla mera estromissione degli Avvocati e dei Cittadini dai palazzi di Giustizia dietro la scusa dell'emergenza sanitaria".

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