Professione e Mercato

Economia e tecnologia: dal cashback al cashless

di Fabrizio Ventimiglia e Maria Elena Orlandini*

Link utili

Tratto da Plusplus24 e Smart24

In breve

Dal 1° gennaio 2021 il Governo ha indetto il c.d. "Cashback standard", che accompagnerà gli Italiani sino al 30 giugno 2022


Lo scorso 25 marzo, per la Rubrica "Interventi" del Centro Studi Borgogna – Associazione Culturale presieduta dall'Avv. Fabrizio Ventimiglia – si è parlato dei profili tecnici e giuridici degli strumenti di pagamento elettronici a seguito del progetto "Cashback"; iniziativa messa in campo dal Governo al fine di incentivare i pagamenti elettronici attraverso un sistema di restituzione in denaro di una percentuale di quanto pagato cashless, nell'arco di un semestre.

L'evento moderato da Patrizia Giannini (Avvocato e Co-Founder Kairòs LBC) ha visto la partecipazione di illustri relatori come Stefano Brega (Deputy CEO Be Consulting), Sergio di Nola (Docente di diritto commerciale e bancario presso LIUC – Università Cattaneo Castellanza), Manuela Donghi (Giornalista esperta di finanza, Head of Channel Le Fonti TV), Giovanni Speranza (Vice Presidente, Head of Acquisition and Insurance Business American Express) e Luca Vit (CTO – Huawei Enterprise Business Group Italy).
Durante l'evento si è avuto modo di discutere del Cashback e degli obiettivi che il Governo ha inteso perseguire attraverso questa iniziativa.

Dal 1° gennaio 2021, difatti, il Governo ha indetto il c.d. "Cashback standard", che accompagnerà gli Italiani sino al 30 giugno 2022.

Il Cashback standard costituisce il seguito dell'iniziativa del Governo portata avanti tra l'8 dicembre e il 31 dicembre 2020 con cui, in via sperimentale, è stato concesso un incentivo a coloro che hanno sfruttato lo strumento del digital payment per gli acquisti effettuati nel periodo natalizio.

Nello specifico, il programma standard si divide in tre semestri, durante i quali, in base alla cifra effettivamente spesa tramite carta di credito o carta di debito, verrà riconosciuta ai consumatori per ogni pagamento effettuato una percentuale sotto forma di rimborso.

L'esperimento ha indubbiamente portato dei benefici all'economia italiana, ragion per cui il Governo ha ben pensato di prorogare l'iniziativa per tutto il 2021 e parte del 2022.

L'intento, non espressamente palesato dalla classe politica, è quello di ridurre l'elevato tasso di evasione fiscale che incide – negativamente – sul PIL italiano.

Monitorando le singole transazioni del consumatore e le operazioni di vendita di ciascun commerciante, è, infatti, possibile ridurre considerevolmente il numero di pagamenti "in nero", ossia privi di ricevuta fiscale.

Nonostante tale iniziativa sia stata accolta con favore dai cittadini italiani, i dati sin ora raccolti non sembrano dimostrare lo stesso entusiasmo.

Gli ultimi dati, aggiornati al 6 aprile 2021 – scaricabili dal Report dell'App. IO -, indicano che il numero minimo di transazioni medie effettuate nel breve periodo – da gennaio ad aprile – è pari a 218, circa 16 operazioni a settimana. Ad oggi risultano essere iscritti circa 400.000 italiani che possono ambire al Super Cashback di 150 euro, con un numero di operazioni pari a 450 (i dati si evincono dallo studio condotto da Punto informativo, consultabile al sito https://www.punto-informatico.it/super-cashback-classifica-6-aprile-previsione/.

La risposta dei cittadini italiani evidenzia come, anche in un'epoca così digitalizzata, non tutti riescano a fare a meno dell'utilizzo del denaro contante. Tuttavia il riconoscimento di un incentivo pare aver avvicinato molti più italiani ai digital payment, agevolando – almeno in parte – il ricorso allo strumento del Pago Bancomat nelle piccole operazioni commerciali e disincentivando l'utilizzo del denaro contante.

Il programma, così come strutturato dal Governo, presenta tutt'ora dei limiti, a parere degli scriventi, di fatto superabili: non è possibile, nell'App. IO cumulare nell'importo totale la percentuale del bonus che spetterebbe al consumatore per quei pagamenti che avvengono tramite il proprio smartphone mediante il wallet, come ApplePay e SamsungPay e, al novero delle spese "detraibili" è possibile ricollegare qualsiasi spesa effettuata presso esercenti fisici fatta esclusione delle operazioni di pagamento concluse su piattaforme e-commerce come Amazon, il che costituisce un paradosso in quanto anch'esse rappresentano delle spese sostenute dal cittadino cumulabili ai fini del cashback.

Si pensi al nuovo Amazon Market in cui è possibile fare la spesa online e riceverla direttamente a casa, o alle plurime iniziative portate avanti dalle catene di supermercati che hanno creato delle proprie piattaforme e-commerce per consentire al consumatore di non recarsi direttamente in loco per acquistare i beni di prima necessità.

Il Cashback statale, peraltro, non rappresenta l'unica iniziativa volta ad incentivare i digital payment. Molte aziende del settore IT e del settore Banking stanno, infatti, perseguendo il medesimo obiettivo, mediante iniziative che consentono al consumatore di ottenere un ulteriore cashback, rispetto a quello statale, al raggiungimento di determinate soglie di spesa.

Ma siamo davvero sicuri che i pagamenti elettronici, anche per le piccole transazioni come un caffè al bar, sostituiranno il denaro contante entro il 1° luglio 2022?

Ad oggi non tutti gli esercenti possiedono un Pos e non tutti sembrano inclini a consentire il pagamento di piccoli importi ricorrendo al Pago Bancomat.

Sicuramente incidono in questo senso le commissioni applicate su ogni transazione, ma si deve considerare come in Italia, dove i pagamenti digitali rappresentano solo il 26% del totale, la quota media a carico degli esercenti sulle transazioni sia già pari all'1,1%, a fronte dell'1,3% del Regno Unito e di oltre l'1,5% in Olanda.

Al fine di incentivare ulteriormente i pagamenti digitali, si potrebbe allora pensare di eliminare le commissioni sulle transazioni inferiori a determinati importi, come peraltro già fatto da alcuni Istituti di Credito, nonché prevedere che il canone mensile per il comodato d'uso del terminale Pos sia parametrato sul transato annuale.

Tali misure potrebbero, infatti, avvicinare anche i piccoli esercenti alla digitalizzazione, incentivando ancora di più i pagamenti elettronici con tutti i benefici che ne conseguirebbero per la nostra economia.

* a cura di Avv. Fabrizio Ventimiglia e Avv. Maria Elena Orlandini (dello Studio Legale Ventimiglia)

Per saperne di piùRiproduzione riservata ©