Civile

Figlio di due gay, alle Sezioni Unite il diritto alla pensione di reversibilità

Sollevato anche il tema dell’applicazione retroattiva della legge Cirinnà

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Le Sezioni Unite della Cassazione dovranno decidere se ha diritto alla pensione di reversibilità il figlio minore nato da una coppia gay il cui genitore di intenzione sia deceduto. E quanto ha stabilito la quarta sezione della Cassazione con l’ordinanza interlocutoria n. 22991 depositata il 21 agosto. Il caso esaminato dai giudici di legittimità riguarda due gay con un figlio avuto negli Stati Uniti e registrato in Italia dal 2010, con il matrimonio della coppia registrato in Italia dopo la morte di uno dei due sposi. Il contenzioso nasce della richiesta della pensione reversibilità per il figlio minorenne e per coniuge superstite. Richiesta che è stata respinta dal tribunale di Milano e accolta dalla Corte di Appello. Il caso è arrivato in Cassazione su richiesta dell’Inps che contesta l’applicazione retroattiva della legge sulle unioni civili (i fatti sono antecedenti al 2016 anno di entrata in vigore della legge Cirinnà) ed anche l’avere riconosciuto il diritto alla pensione indiretta “al «minore nato da maternità surrogata», ad onta della palese contrarietà all’ordine pubblico della trascrizione della sentenza statunitense del riconoscimento della paternità del genitore intenzionale”.

I giudici di legittimità non decidono ma ritengono che le questioni sollevate: la possibile applicazione retroattiva della legge sulle unioni civili e il diritto del bambino nato da maternità surrogata a ricevere la pensione di reversibilità hanno bisogno di una pronuncia delle Sezioni Unite. “Le questioni dibattute – precisano i giudici- , suscettibili di riproporsi in una pluralità di fattispecie, investono l’interpretazione del diritto vigente in ordine a punti di capitale importanza, che toccano la disciplina intertemporale dettata dalla legge n. 76 del 2016, i corollari delle pronunce rese da questa Corte a sezioni unite sulla tutela dei figli nati da maternità surrogata e la stessa latitudine della tutela antidiscriminatoria, nelle sue interrelazioni con l’attuazione della legge”. E’ necessario quindi “comporre a sistema il dettato normativo e le indicazioni assiologiche della Costituzione e delle altre Carte internazionali, al fine di garantire una tutela sistemica e non frazionata degl’interessi coinvolti e di orientare il comportamento dei consociati e delle amministrazioni, vincolate all’applicazione della legge”.

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