Famiglia

Vaccini ai minorenni, chi decide quando i genitori litigano

di Marisa Marraffino

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Tratto da Plusplus24 e Smart24

In breve

L’ultima parola spetta al tribunale anche quando non c’è separazione

L’apertura del siero anti Covid-19 ai minorenni al via dal 2 giugno potrebbe innescare conflitti e situazioni difficili da gestire anche per i centri vaccinali.
Succede anche questo in tempo di pandemia. Mentre i ragazzi stanno dando il buon esempio, mettendosi in coda per effettuare il vaccino anti-Covid 19, i genitori, spesso in fase di separazione, litigano anche sul siero.
A farne le spese i figli minorenni per i quali i centri vaccinali chiedono il consenso di entrambi i genitori.
Dal punto di vista legale, non essendo il vaccino anti Covid-19 obbligatorio, il giudice potrebbe non autorizzare l’iniezione col risultato che i minorenni non potrebbero vaccinarsi.
Ma è davvero così?

Genitori separati

Nei casi di separazione già in corso è competente il giudice della separazione al quale andrà indirizzato il ricorso per autorizzare il figlio minorenne al vaccino. In passato però nei casi di disaccordo tra i genitori, il giudice aveva ritenuto di non poter autorizzare le vaccinazioni contro il papilloma virus e la meningite perché non obbligatorie, ma facoltative.

In questi casi però si legge nell'ordinanza che la decisione è stata presa perché «non esisteva un grave pregiudizio vista la scarsa diffusione delle malattie sul territorio nazionale». (Tribunale di Milano, sezione IX civile, ordinanza depositata il 9 gennaio 2018). Diverso oggi il caso del Covid-19 e che quindi potrebbe portare a pronunce differenti.Già in quell'occasione però il giudice aveva richiamato i genitori a «ridimensionare la loro conflittualità, valutandosi eventualmente anche una limitazione della capacità genitoriale».

I “grandi minori”

Molte pronunce di legittimità poi nel nostro ordinamento hanno dato peso alla volontà dei cosiddetti grandi minori, ovvero i ragazzi prossimi alla maggiore età. Pur essendo ancora minorenne, infatti, chi raggiunge tale età è solitamente in grado di compiere scelte di vita e orientare consapevolmente le proprie decisioni. Si pensi, ad esempio, alla possibilità di interrompere il percorso scolastico, svolgere attività lavorativa, o addirittura sposarsi (in presenza di determinate condizioni) e riconoscere figli.

Una considerazione di questo tipo potrebbe valere anche per i vaccini anti covid-19.Infatti il Tribunale di Trento col decreto del 20/07/2020 aveva già precisato che “i programmi vaccinali tutelano l'incolumità sanitaria non solo individuale ma anche comunitaria e per questo dovevano essere autorizzati (così anche Consiglio di Stato sezione III, 21/04/2017 n° 1662).

In quel caso si trattava di vaccinazioni obbligatorie, non relative al Covid-19, ma il principio è chiaro: le liti strumentali dei genitori devono cedere il passo davanti all'interesse del minore e della collettività.

Genitori non separati

Quando la separazione non è in corso ma i genitori litigano lo stesso sui vaccini, se la mancata vaccinazione può rappresentare un grave pregiudizio per il minore, la competenza è quella del Tribunale per i minorenni con possibili ricadute anche sulla capacità genitoriale del genitore no-vax. Lo ha precisato la Corte di appello di Napoli, ordinanza del 30 agosto 2017.

Persone ricoverate in strutture sanitarie

Sulle vaccinazioni delle persone non in grado di autodeterminarsi o comunque ricoverate in strutture sanitarie assistite sarà necessario presentare un ricorso al Giudice tutelare del Tribunale in cui risiede l'interessato. Rientra tra i poteri dell'amministratore di sostegno già nominato anche quella di prestare il consenso al vaccino (Tribunale di Cassino, decreto del 30/04/2021 n° 9468).

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