Avvocati: calano gli iscritti, cresce il fatturato ma donne e Sud restano indietro
Presentato questa mattina il nono Rapporto sull’Avvocatura realizzato da Cassa Forense, in collaborazione con il Censis. Interesse per l’AI che però resta poco utilizzata. Sulle aggregazioni pesa la ripartizione degli utilli. Il Presidente Militi: “Straordinaria capacità di resilienza e innovazione”
Calano gli iscritti a Cassa Forense: nel 2024 erano 233.260, con una flessione dell’1,6% rispetto all’anno precedente. In particolare, il saldo negativo è più accentuato per le donne (meno 2.140 unità). Crescono invece fatturato e reddito medio della categoria: pari a 47.678 euro, con un + 6,8%. Restano, tuttavia, molto forti le differenze di genere: il reddito medio degli uomini è di 62.456 euro mentre quello delle donne è di 31.115. Ma anche territoriali: in Lombardia la media è di 81.115 euro, in Calabria 24.203 euro. Sotto i 40 anni cresce il numero di studi associati o in collaborazione. La maggioranza considera la IA un’opportunità ma l’utilizzo resta basso. Si conferma l’invecchiamento della professione: l’età media sale a 48,9 anni, rispetto ai 42,3 anni di vent’anni fa, mentre il numero di pensionati passa da 29.868 nel 2019 a 34.719 nel 2024. Infine, cresce la consapevolezza previdenziale, il 52% degli avvocati in regime forfettario sarebbe interessato alla contribuzione modulare volontaria se fosse deducibile.
La fotografia viene fuori dal nono Rapporto sull’Avvocatura dal titolo “Nuovi orizzonti per l’avvocatura: tra sfide e opportunità”, realizzato da Cassa Forense, in collaborazione con il Censis, presentato questa mattina a Roma presso l’Auditorium dell’Istituto di previdenza “Riccardo Scocozza”. Alla survey hanno risposto 28mila avvocati. Presenti oltre al Presidente della Cassa Valter Militi, il Segretario Generale del Censis Giorgio De Rita e Andrea Toma, Responsabile dell’Area Economia Censis. Sono intervenuti anche Anna Rossomando, Vice Presidente del Senato; Francesco Paolo Sisto, Vice Ministro della Giustizia; Francesco Greco, Presidente del Cnf e Mario Scialla, Coordinatore dell’Ocf.
“Se è vero – commenta il presidente della Cassa Valter Militi - che il 33,3% degli intervistati considera l’idea di lasciare la professione, va anche sottolineato che il dato è in calo rispetto agli anni precedenti. Questo evidenzia la consapevolezza della necessità di rinnovarsi. Gli avvocati italiani stanno dimostrando una straordinaria capacità di resilienza e innovazione”. “L’apertura a nuovi modelli organizzativi – prosegue -, la digitalizzazione e la possibilità di espandere la propria attività in mercati più ampi sono opportunità concrete per costruire una professione più solida e sostenibile”. “La strada prospettata in questi anni – afferma Militi - è quella corretta. Cambiare modello organizzativo è la nostra principale sfida, perché cambiare modello permette di andare su più fronti. Per esempio, molti avvocati iniziano ad aggredire con le certificazioni di qualità lo spazio europeo”. Mentre la riforma previdenziale - conclude - entrata in vigore il 1° Gennaio 2025, “rappresenta un’opportunità per favorire il passaggio generazionale e valorizzare l’esperienza”.
Condizione professionale - Rispetto all’anno precedente, il 2024 si è caratterizzato per una nuova flessione del tasso annuo di crescita degli iscritti, con un decremento dell’1,6%, ma il numero di iscritti alla Cassa per 1.000 abitanti resta a 4,0. Gli avvocati attivi ammontano a 216.884, mentre i pensionati contribuenti sono 16.376. Gli uomini sono 124.000, le donne 109.252, pari al 46,8% in diminuzione dal 2020 al 2024. Il dato si legge ne rapporto “conferma un vero e proprio abbandono della professione da parte delle avvocate”.
Dal 2002 a oggi, poi, l’età media complessiva è aumentata di oltre sei anni, passando da 42,3 a 48,9 anni. Nel 2024, il calo degli iscritti ha raggiunto il livello più significativo dell’ultimo decennio, segnando un saldo negativo di oltre 2.100 unità tra le avvocate e per la prima volta di circa 260 tra gli avvocati. Il numero di professionisti in uscita supera quello delle nuove iscrizioni.
Permane una diffusa insoddisfazione, tuttavia mentre nel 2022 il 28,4% degli avvocati riportava una situazione molto critica, la percentuale è scesa al 22,7% nel 2025. Nel 2025 il 29,5% degli intervistati ha dichiarato di percepire una situazione abbastanza critica. Le donne si mostrano più colpite da una percezione negativa: il 27,5% la definisce molto critica e il 30,4% abbastanza critica;
Il 33,3% degli avvocati ha preso in considerazione l’idea di abbandonare la professione (erano il 34,6% l’anno scorso), la principale motivazione è economica.
Redditi - Il reddito complessivo Irpef degli avvocati ha registrato un incremento del 5,6% tra il 2022 e il 2023; superando complessivamente i 10 miliardi di euro, mentre il volume d’affari ha raggiunto i 15,5 miliardi di euro (+ 5,2% ). Il reddito medio annuo per avvocato è di 47.678 euro, con una variazione positiva del 6,8% rispetto al 2022. Anche nel 2023 le avvocate hanno avuto un reddito medio pari a meno della metà di quello degli uomini avvocati, con una differenza di più di 30 mila euro; nonostante ciò, risulta maggiore la crescita del reddito delle avvocate (8,8%) rispetto ai colleghi (5,5%). La differenza di reddito cresce con il crescere dell’età: se gli avvocati sotto i trent’anni hanno un reddito rispetto alle colleghe della stessa classe di età mediamente di poco più di 2mila euro superiore, nella classe di età 60-64 anni la differenza supera i 44mila euro.
Sia per gli uomini che per le donne, il livello del reddito medio, riferito al proprio genere, si riesce a raggiungere una volta superati i 50 anni. Il reddito medio della categoria è invece raggiunto dagli uomini sotto i 40 anni, mentre per le donne questo risultato, in media, non verrebbe mai raggiunto. Il 5,7% degli avvocati non ha trasmesso la dichiarazione dei redditi, il 64,6% degli avvocati si situa sotto i 35mila euro di reddito, a 12 mila euro di distanza dal reddito medio della professione.
Su 233mila iscritti attivi, sono 76mila gli avvocati che hanno percepito, nel 2023, un reddito superiore ai 35mila euro.
Il diritto civile copre la maggior parte delle entrate (62,1%).
Il 33,6% degli avvocati emette fattura in regime ordinario e il 66,4% in regime forfettario. Il dato medio, tuttavia, riflette una differenza sostanziale tra gli avvocati più giovani (92,8% in regime forfettario sotto i 40 anni di età; 74,8% tra chi ha 40-49 anni) e gli avvocati che hanno più di 64 anni che registrano il 62,5% della loro fatturazione in regime ordinario.
Pensioni - Nel 2024, Cassa Forense ha erogato complessivamente 34.719 pensioni, ripartite secondo un assetto che evidenzia il predominio delle prestazioni di vecchiaia, pari a 16.459, ovvero il 47,4% del totale (tab. 23). A seguire – per numero – le pensioni di reversibilità (8.258, circa il 23,8%), le pensioni indirette (2.844, circa l’8,2%), quelle di invalidità e inabilità (2.332, circa il 6,7%), le pensioni contributive (2.205, circa il 6,4%), le pensioni di anzianità (1.531, circa il 4,4%), e infine totalizzazioni e cumuli (1.090, circa il 3,1%).
Prestazioni Cassa – Nel sostegno alla professione, l’assistenza indennitaria è ritenuta essenziale dal 75,4% dei rispondenti. Il secondo servizio più apprezzato è il contributo per le spese straordinarie, che ha raccolto appena il 30,3% delle preferenze. Nel sostegno della salute, emerge la copertura assicurativa per gravi eventi morbosi e grandi interventi chirurgici con un 69,8% delle preferenze. Segue, con un valore altrettanto rilevante (62,2%), la copertura per interventi e accertamenti di medicina preventiva. Nel sostegno alla famiglia è centrale l’aiuto ai fragili: le erogazioni per familiari non autosufficienti con gravi disabilità (56,9%) si attestano come la misura più richiesta, seguite dai contributi per la genitorialità (48,5%) e dalle borse di studio per i figli degli iscritti (44,2%).
Vita lavoro – Per il 63,4% è ancora molto o abbastanza difficile far conciliare la carriera forense con la vita personale (70,6% delle avvocate; 57% degli uomini).
Aggregazioni – A frenare di più è la difficoltà nella determinazione della percentuale dei profitti tra i partner, indicato dal 35,7%.
AI – La usa nelle attività professionali quotidiane il 27,5% degli avvocati. In particolare per la ricerca giurisprudenziale e documentale (19,9%). Il 72,3% invece non la utilizza affatto. Il 16,3% dichiara di non conoscere o non saper utilizzare tali strumenti, mentre il 6,4% considera l’investimento troppo oneroso. Il 31,7% di professionisti però sta considerando di adottarla in futuro.
Nuovi iscritti: Tra il 2010/2011 e il 2023/2024 si è verificata una riduzione di oltre 10mila immatricolati: se nel 2010 erano 28.029, circa 50 diciannovenni su mille, nel 2023 il numero è sceso a 16.989 (su mille neodiplomati se ne sono iscritti quasi 30).
Esame - Nel 2023 l’esame è nuovamente cambiato. Il bacino di abilitati è stato in assoluto il più basso della serie storica 2019-2023, pari a 4.486. Il modello è stato mantenuto per il 2024 e l’esame è ancora in fase di svolgimento; al momento è noto solo il numero di candidati, pari a 10.316, in aumento rispetto all’anno precedente.
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di Alberto Cisterna - Presidente di sezione del Tribunale di Roma