Sisto: si tornì all’oralità per arginare la IA – Greco: serve un sistema proprietario
Cnf: completato il testo della riforma dell’ordinamento forense, rimosse le incompatibilità per tutti i ruoli nelle società. E Greco propone che gli incarichi della PA rispettino la parità di genere
Il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto si scaglia contro quello che ritiene il frutto avvelenato del Covid: lo smartworking. “È una invenzione pessima - afferma intervenendo alla presentazione del nono Rapporto sull’Avvocatura realizzato da Cassa Forense, in collaborazione con il Censis –, non ha nessun senso e andrebbe impedito”. Inoltre, conduce ad esiti infausti per la libera professione: “Di fronte al posto fisso dove posso anche stare a casa per 4 giorni, l’attrattività della professione recede. Ed anche la scelta della PA in questo senso mette a dura prova la libera professione favorendo il posto fisso”.
Ed al “lavoro agile” Sisto ricollega anche il dramma della perdita di oralità del processo. “Dobbiamo ribadire il principio di oralità nel processo civile e penale, ritornare alla presenza fisica dell’avvocato in udienza: ma quanto è brutto – incalza - vedere l’aula senza avvocati”. “È una questione che ha anche a che fare – spiega – con la meritocrazia: è giusto che nel dibattimento vengano fuori le differenze tra gli avvocati che non sono tutti uguali”. E poi il monito: “Se perdiamo il principio di oralità l’AI sarà incontrollabile, la presenza in udienza e il diverso modo di discutere di ogni avvocato rappresenta un argine fondamentale allo straripare della intelligenza artificiale”. Sul punto interviene anche il presidente del Cnf Greco chiedendo a viva voce, applaudito dalla platea, di “eliminare tutte le norme della riforma Cartabia che ci hanno cacciato dai tribunali, con un abuso della trattazione scritta”.
Nel corso della presentazione è stata richiamata la recente sentenza del Tribunale di Firenze in cui la difesa aveva citato precedenti di Cassazione inesistenti affermando poi che erano stati generati da “allucinazioni” della intelligenza artificiale. Su questo punto il Presidente Greco ha richiamato la necessità per i legali di disporre di un sistema proprietario. “Chiedo alla Cassa – ha detto Greco - di dotare gli avvocati di un sistema nostro di intelligenza artificiale, perché l’avvocatura deve essere in grado, convenzionandosi ovviamente con una grande azienda, di poter utilizzare un nostro sistema, un sistema di cui possiamo controllare sia gli input e gli output”. “Chiedo – ha ribadito - a Cassa forense questo impegno”. “Come Cnf – ha proseguito - ci stiamo informando, ma abbiamo bisogno del sostegno della Cassa perché l’investimento è importante; tutti gli avvocati devono poter aver questo strumento gratuitamente”.
Sul punto è arrivata subito una apertura del Presidente della Cassa Militi: “Utilizziamo la Pdua, la Piattaforma digitale unifica avvocatura”. Ed a margine della presentazione ha aggiunto: “Solo chi controlla l’infrastruttura ha in mano tutte le leve”.
Un altro punto di intesa tra Ministero e avvocatura arriva sulle incompatibilità dei legali: troppe per entrambi. Per Sisto “vanno raccolti i segnali, non ci basta più essere solo avvocati, si ha bisogno di altro intorno che possa rafforzare la professione e per questo serve un gioco di squadra”. E Greco, intervenendo in replica, ha annunciato che è stato ormai completato il testo della riforma dell’ordinamento forense, “nonostante le quasi 100 pagine di emendamenti”. “Siamo anche intervenuti sulle incompatibilità – ha detto - per scrollarci di dosso questa gabbia, con la rimozione delle incompatibilità per tutti i conferimenti di ruoli nelle società”. “L’avvocato deve poter essere presidente Cda di una società per azione. Non solo, siamo intervenuti per stimolare le forme di aggregazione, ma su questo la politica deve fare la sua parte: ora il Fisco le penalizza, se il forfetario si associa all’ordinario perde il regime più favorevole”.
Tornando al Rapporto 2025, il Ministro ha gelato l’entusiasmo per l’aumento del fatturato e dei redditi medi dei legali che ha segnato un +6,8%. “È possibile – ha detto - che sia un effetto del Pnrr che ha portato una spinta in tutta Italia”. “Perché – si è chiesto retoricamente - non dovrebbe riguardare anche la nostra professione?”. Da qui l’allarme: “Non mi sembra un dato destinato a rimanere tale; nel 2026 l’effetto Pnrr terminerà. È un dato incoraggiante dunque ma da prendere con le pinze”.
A preoccupare il Viceministro è anche l’abbandono della professione: “Un gesto drammatico, un piccolo suicidio professionale”. “Perché – ha spiegato con l’orgoglio di chi fa parte della categoria – l’avvocato è come il medico, ti svegli avvocato e vai a dormire con questa sorte di tuta di superman”. E allora se è vero che il percorso professionale “è molto difficile”, va detto anche che “c’è una debolezza caratteriale dei giovani”. “Si vuole soffrire sempre meno – afferma ed ottenere risultati prima”.
Anche per il Presidente del Cnf Greco dal Rapporto viene fuori una “valutazione in chiaroscuro dell’Avvocatura”, certamente positiva per quanto riguarda l’incremento del reddito (+6,8%) ma che deve far molto riflettere per altri aspetti, in primis, la condizione femminile, definita “intollerabile”.
“Sull’abbandono crescente della professione da parte delle avvocate – ha affermato Greco -, dobbiamo assolutamente intervenire. Oggi abbiamo un numero di legali donne come nel 2014; quindi, dopo l’incremento, c’è stata una forte regressione”. E sui redditi: “Il divario è intollerabile”.
Arriva poi la proposta: “Gli incarichi della PA o della autorità giudiziaria rispettino la parità di genere. Lo stesso per gli incarichi dati dalla PA agli avvocati del libero foro: una volta un uomo, un’altra una donna”. E l’idea è subito piaciuta alla Vicepresidente del Senato Anna Rossomando che l’ha subito raccolta chiedendo al Viceministro della Giustizia, Sisto, di appoggiarla in Parlamento.
Rossomando ha poi ricordato che il Gap donne rispecchia quello del lavoro in genere. “Rispetto al lavoro subordinato – ha aggiunto - la libera professione accentua il problema della conciliazione vita lavoro. Abbiamo fatto un primo passo col legittimo impedimento per le donne in gravidanza ma non basta, le donne avvocato non fanno famiglia e questo a che vedere con le condizioni di lavoro e reddituale”.