Società

Dieselgate, Volkswagen: in appello maxi risarcimento ridotto sotto i 20mln

La Corte di appello di Venezia, con una decisione depositata questa mattina, ha parzialmente accolto il ricorso di Volkswagen tagliando il danno patrimoniale e lasciando quello morale

di Francesco Machina Grifeo

La Corte di appello di Venezia, con una decisione depositata questa mattina (n. 2341/2023), a quanto si apprende, ha parzialmente accolto il ricorso di Volkswagen (assistita dall’avv. Giuseppe Curtò) contro la decisione del Tribunale di Venezia che, nel 2021, aveva condannato il colosso automobilistico a pagare, nell’ambito dello scandalo Dieselgate, fino ad un massimo di circa 200 milioni di euro a 63mila proprietari uniti in un class action, patrocinata da Altroconsumo.

Gli importi stabiliti in primo grado arrivavano a 3.300 euro a testa, dimezzati per i proprietari di auto usate, così divisi: fino a 3mila euro per il danno patrimoniale e 300 euro per il danno morale. Il calcolo del totale dovuto era dunque necessariamente approssimativo. Nello specifico il Tribunale di Venezia (n° 1423/2021) aveva fissato il risarcimento in € 3.300 per coloro che avevano acquistato il veicolo nuovo e non lo avevano rivenduto tra il 15.8.2009 ed il 26.09.2015; l’importo era dimezzato qualora l’aderente avesse acquistato un veicolo usato ovvero rivenduto il proprio nel periodo compreso tra il 15.08.2009 e il 26.09.2015.

Il tribunale di secondo grado ha invece eliminato del tutto il danno patrimoniale affermando che tutti i veicoli erano comunque “tecnicamente sicuri e idonei alla circolazione”, e dunque “nessuna perdita del valore commerciale è stata registrata sul mercato italiano”. Il Collegio ha poi confermato il danno morale pari a 300 euro. Ed ha conseguentemente ridotto la cifra totale da risarcire a un massimi di circa 19milioni di euro (oltre interessi).

Per Altroconsumo è comunque una “nuova vittoria” per tutti i 63.136 aderenti alla classe e una “sconfitta” per la società automobilistica che dovrà comunque corrispondere nel complesso quasi 19 milioni di euro. L’associazione aggiunge però che si tratta di “numeri inferiori a quelli che avremmo voluto, per cui ci siamo battuti e che ragionevolmente ci attendevamo”. “Purtroppo - prosegue - , la Corte ha ritenuto di non riconoscere, come aveva fatto il giudice di primo grado, insieme al danno morale anche quello patrimoniale”. L’associazione annuncia poi di essere già al lavoro con i propri legali “per approfondire le motivazioni della sentenza e valutare i prossimi passi”. La decisione infatti è ricorribile in Cassazione. “Resta un risultato - conclude la nota - che, pur con queste riserve, rappresenta ad oggi il più alto risarcimento ottenuto da una class action nel nostro Paese”.

Nel settembre scorso, la Corte Ue, sentenza nella causa C-27/22, applicando il principio del “ne bis in idem”, ha stabilito che Volkswagen non deve pagare la sanzione da 5mln di euro irrogatale dall’Autorità Antitrust italiana avendo già pagato più di 1miliardo di euro in Germania per illeciti amministrativi collegati alla installazione di un software che alterava la misura delle emissioni delle auto commercializzata dal 2009.


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