Professione e Mercato

La Ragioneria di Stato ferma all'ultimo la cessione dei crediti 4.0 e la maggiore liquidità per la ripresa. Una proposta per un nuovo e rapido decreto

di Francesco Raimondi*

In breve

Nell'arco del triennio 2020-2022, si stima che ogni anno in media poco meno di 15 mila imprese avrebbero potuto optare, al posto della compensazione che era prevista come unica possibilità nell'ultima legge di bilancio, per la cessione anche parziale del credito 4.0 ad altri soggetti, inclusi istituti di credito e intermediari finanziari. La possibilità di monetizzare i crediti d'imposta maturati con gli investimenti in beni strumentali materiali e immateriali avrebbe consentito di fatto alle aziende di ottenere l'agevolazione in un'unica tranche senza attendere i 3/5 anni proposti dalla normativa con la conseguenza di raggiungere subito una maggiore liquidità da destinare a investimenti e alla ripresa aziendale, soprattutto in periodo post pandemico.


La Ragioneria di Stato ha appena detto un no secco e perentorio che ha portato allo stralcio dal maxiemendamento Dl Sostegni da 770 miliardi di euro della cedibilità per aziende e imprenditori dei crediti d'imposta 4.0. Il Dl è stato successivamente approvato al Senato e passa ora al voto della Camera. Il motivo? L'impatto che l'operazione avrebbe avuto sui conti pubblici. Il tutto, proprio mentre il governo sta lavorando alla copertura finanziaria per oltre 25 miliardi dell'intero piano Transizione 4.0.

Nell'arco del triennio 2020-2022, si stima che ogni anno in media poco meno di 15 mila imprese avrebbero potuto optare, al posto della compensazione che era prevista come unica possibilità nell'ultima legge di bilancio, per la cessione anche parziale del credito 4.0 ad altri soggetti, inclusi istituti di credito e intermediari finanziari. La possibilità di monetizzare i crediti d'imposta maturati con gli investimenti in beni strumentali materiali e immateriali avrebbe consentito di fatto alle aziende di ottenere l'agevolazione in un'unica tranche senza attendere i 3/5 anni proposti dalla normativa con la conseguenza di raggiungere subito una maggiore liquidità da destinare a investimenti e alla ripresa aziendale, soprattutto in periodo post pandemico.

Visto che, comunque, dopo lo stralcio e l'approvazione, il ministro dell'Economia Daniele Franco si è impegnato a riprendere in considerazione la misura in un prossimo decreto, è corretto considerare, a questo punto, come si potrebbe ulteriormente migliorare la proposta rispetto a quella presente in bozza nel decreto fino allo stralcio. Perché restavano, comunque, diversi nodi da sciogliere, a partire proprio dal nuovo articolo, dopo il comma 1059, che specificava come la disciplina debba potersi applicare a tutti i crediti d'imposta per l'acquisto di beni strumentali. Sia a quelli 4.0, incentivati con aliquote fino al 50%, sia a quelli per i beni strumentali semplici, incentivati con aliquota al 10%. Restavano, invece, esclusi i crediti per ricerca, sviluppo, innovazione e formazione 4.0. Il secondo punto in questione riguarda invece la necessità di comprendere come potrà essere gestita l'eventuale cessione di credito non spettante: che cosa succederà, insomma, al cessionario se venisse fuori che il credito ceduto dal cedente fosse minore o non spettante? Partendo dal presupposto che il legislatore, quando sarà il momento, dovrà valutare con attenzione le regole che sottintendono il processo di gestione relativo alla cessione del credito, ritengo che non si possa rinunciare a questa grossa opportunità per le aziende.

Prima di tutto, perché la cessione del credito comporterebbe una immediata liquidità di cui disporre. Una liquidità che potrebbe essere interessante vincolare a nuovi investimenti in beni 4.0, almeno per il 50% del credito spettante. Una liquidità che ha un grande valore strategico.

I punti d'intervento del legislatore dovranno, quindi, essere rivolti all'investimento in Beni Strumentali 4.0 pari a 600.000 euro, al Credito di imposta spettante di 300.000 euro, al nuovo processo di utilizzo del credito 300.000 euro nel 2021 e all'attuale processo di utilizzo del credito 100.000 euro nel 2021, 100.000 euro nel 2022 e 100.000 euro nel 2023. Infine, sarebbe largamente utile e proficuo integrare la normativa concedendo alle aziende che intendono sfruttare questa opportunità di disporre di almeno 150.000 euro per nuovi investimenti 4.0 entro 31/12/22 o, in subordine, entro il 30/06/23 ma con prenotazione entro 31/12/22. Contiamo che si torni subito al tavolo a riparlarne.

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