Penale

Processo penale telematico, le risposte del Ministero al question time non cancellano i dubbi

di Francesco Machina Grifeo

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Tratto da Plusplus24 e Smart24

In breve

De Angelis (Aiga): bene doppio binario per deposito atti ma le disfunzioni persistono, servono investimenti nell'infrastruttura

Il "doppio binario" che da aprile scorso consente il deposito analogico in caso di malfunzionamento del Portale telematico insieme all'impegno a migliorare l'infrastruttura, sono le risposte che il Sottosegretario alla Giustizia Anna Macina ha fornito ieri ad una serie di interrogazioni parlamentari alla Camera con cui si poneva il problema delle disfunzioni del processo penale da remoto. In sede di replica non sono mancate le perplessità su di un sistema che si è dimostrato farraginoso, in alcuni casi oscuro e non omogeneo senza però mettere in discussione il processo di digitalizzazione in sè.

Il Sottosegretario ha riscostruito l'intero impianto normativo che ha previsto il deposito da remoto durante la pandemia, ricordando poi che l'articolo 6 del Dl 1° aprile 2021, n. 44, apporta all'articolo 24 del Dl 28 ottobre 2020, n. 137, alcune modificazioni con le quali si specifica che: "(…) il deposito è tempestivo quando è eseguito entro le ore 24 del giorno di scadenza (…)"; e che: "(…) il malfunzionamento del portale del processo penale telematico è attestato dal direttore generale per i servizi informativi automatizzati, è segnalato sul portale dei servizi telematici del Ministero della Giustizia e costituisce causa di forza maggiore (ai sensi dell'articolo 175 del cpp, 2-ter)". E che "nei casi previsti dal comma 2-bis, fino alla riattivazione dei sistemi, l'autorità giudiziaria procedente può autorizzare il deposito di singoli atti e documenti in formato analogico. L'autorità giudiziaria può autorizzare altresì il deposito di singoli atti e documenti in formato analogico per ragioni specifiche ed eccezionali".

In un altro passaggio Macina afferma che; "Dal punto di vista più strettamente tecnico sono in corso implementazioni del sistema al fine di assicurare l'ulteriore miglioramento dei servizi del portale". E fra questi cita l'interrogazione dei servizi "Seleziona Magistrato" e "Generalità indagato/imputato", che non consentivano di visualizzare il relativo menu a tendina; dalla maschera "Procedimenti autorizzati" presente sul portale, lato difensore, è possibile interrogare il registro ReGeWeb per richiedere l'aggiornamento dell'elenco dei procedimenti nei quali il richiedente risulta essere stato inserito come difensore; il limite dei 30 megabyte, identico a quello normativo previsto per le PEC, relativo agli allegati al deposito indicato nelle specifiche tecniche sarà superato unitamente alla possibilità di depositare anche file multimediali (rilascio nel mese di settembre 2021).

Con riferimento poi alle criticità sollevate relative al cosiddetto atto abilitante (di cui alle specifiche tecniche pubblicate sul PST il 24 febbraio 2021), per il Sottosegretario "appare opportuno, altresì, evidenziare che il deposito della memoria nella fase delle indagini preliminari non può seguire il processo del deposito analogico".

"Alla luce di quanto sinora esposto– conclude Macina -, risulta evidente e indiscutibile l'assiduo impegno profuso da questo Dicastero per la celere e definitiva risoluzione delle problematiche tecniche, tramite l'eliminazione dei difetti di funzionamento registrati, e normative derivanti dall'utilizzo del portale del processo penale telematico".

Le reazioni - "Bene la previsione del cosiddetto "doppio binario" per il deposito degli atti in caso di malfunzionamento e le implementazioni del sistema", commenta il Presidente Aiga, Antonio De Angelis. "Devo tuttavia constatare – prosegue - che il malfunzionamento del portale permane rendendo a tutt'oggi ancora difficoltoso lo svolgimento dell'attività professionale, anziché semplificarlo. Rinnoviamo quindi l'invito al Ministero di implementare il PST giustizia, anche attraverso l'individuazione di appositi fondi del Next Generation finalizzati per il suo potenzialmente, così da renderlo più funzionale e, soprattutto funzionante, certi che il Processo Penale Telematico possa essere uno degli strumenti utili per migliorare il sistema giustizia riducendo al contempo i costi anche per il cittadino".

Per Jacopo Morrone (Lega) però non tutto è chiaro. "Non è dato sapere – afferma in replica - come si debba provare il malfunzionamento del sistema né per tutti gli avvocati è così semplice provarlo, perché non avvezzi alla tecnologia. Anche in questo caso, ciò che si rischia è sempre la lesione del diritto di difesa ossia la non ammissibilità del deposito dell'atto. In sostanza, ad oggi il portale non ha tempi immediati, certi e compatibili con quelli che sono i termini processuali penali, che sono "brevi".

Mentre Maschio (FdI) sottolinea: "In Italia, oggi, esistono 7 diversi tipi di processo telematico -a seconda che sia penale, amministrativo, tributario, civile, eccetera - questa è la dimostrazione lampante di come esista un "ufficio complicazione affari semplici". "Occorre quindi velocizzare il processo di semplificazione e uniformazione del processo telematico. Nel frattempo, finché lo Stato non è in grado di fare questo, deve consentire l'utilizzo semplicemente delle modalità tradizionali, parallelamente a quelle telematiche".

Per Devis Dori (M5S): "Va dato atto e merito al Ministero, della possibilità del doppio binario che è certamente un primo passo importante. Dobbiamo però, ora, avere il coraggio di proseguire in questo percorso verso un'ampia digitalizzazione del sistema giustizia, anche grazie ai fondi messi a disposizione dal Piano nazionale di ripresa e resilienza".

Mentre Manuela Gragliardi (Misto) pone l'accento su una sorte di "federalismo processuale e giudiziario. Credo – ha proseguito - che nonostante gli aggiustamenti che si sono tentati di fare con il decreto n. 44 del 2021, questa situazione sia ancora, veramente, un po' al limite dell'imbarazzo, soprattutto, per il fatto che ci sia disparità di trattamento tra un tribunale e un altro, perché ci sono tribunali che consentono l'invio delle nomine o degli atti via PEC, cosa che invece sarebbe assolutamente vietata dalla norma. Quindi, questo sistema va sicuramente rivisto".

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