Professione e Mercato

Baby case, la valutazione medico legale

In occasione del Convegno tenutosi in data 29.09.2023 presso la Biblioteca della Camera dei Deputati, è stato affrontato un tema di grande interesse per la medicina legale: la valutazione dei cosiddetti baby case

di Niccolò Maria Sposimo (*)

In occasione del Convegno tenutosi in data 29.09.2023 presso la Biblioteca della Camera dei Deputati, è stato affrontato un tema di grande interesse per la medicina legale: la valutazione dei cosiddetti baby case .

Anzitutto, per baby case si intende quell’insieme di eventi avversi occorsi durante la gravidanza, o il parto, che hanno dato origine ad una richiesta di risarcimento nei confronti del personale sanitario. È inevitabile rilevare come gli specialisti in ginecologia e ostetricia siano tra i professionisti sanitari maggiormente esposti a contenzioso, soprattutto in ragione della complessità del quadro clinico sottostante.

A tal proposito, come sottolineato dal Prof. Domenico Arduini, la principale difficoltà insita nell’attività del ginecologo è principalmente dettata dal ridotto tempo di osservazione del feto, rispetto alla totalità della gravidanza.

Se la vita media di un feto nell’utero materno è mediamente di “ 280 giorni, un totale di 6720 ore e 403200 minuti ”, il medico ha l’opportunità di osservarne e monitorarne solo una minima parte: nella grande maggioranza dei casi infatti, l’osservazione del ginecologo è limitata alle tre ecografie programmate durante la gestazione, ad ulteriori due cardiotocografie durante la gravidanza e a circa 240 secondi di osservazione cardiotocografica durante il travaglio. Per tale ragione, seppur negli ultimi decenni si sia registrata una importante riduzione della mortalità neonatale, ad essa non è corrisposta un’analoga riduzione della morbilità.

Le richieste di risarcimento hanno a tal proposito seguito per lungo tempo una crescita rilevante, con una notevole esposizione dei professionisti in termini di responsabilità civile; il premio di polizza RC professionale per i ginecologici è in effetti fra i più alti di tutte le specialità medico-chirurgiche.

Un recente report di AmTrust Assicurazioni riguardante i sinistri in sala parto (Osservatorio baby case, novembre 2022) ha dimostrato che negli ultimi anni si è assistito ad un dimezzamento dei sinistri in sala parto (1,67% del totale degli eventi denunciati in Italia), corrispondenti a circa 0,65 casi ogni 1000 nascite.

Pur a fronte della loro riduzione, si tratta comunque di eventi di primario interesse sia per le innegabili ripercussioni umane, che - trattandosi di eventi caratterizzati da menomazioni importanti - per il loro impatto risarcitorio.

Mancando un vero e proprio modello italiano per la gestione del baby case, è da citare il modello gestionale giapponese (per approfondimenti si rimanda al seguente articolo: A. Ragusa, E. Tartaglia, S. Albolino, Paralisi cerebrale infantile. Chi paga in caso di evento avverso? In Giappone costituito un fondo ad hoc per risarcire i familiari, Quotidiano Sanità, 2018), basato essenzialmente su quattro tipi di intervento: la costituzione di un equo sistema di risarcimento per i casi di sopravvenuta disabilità secondaria ad un evento avverso ostetrico; la profilazione di strategie di rapida risoluzione del conflitto; l’identificazione di strategie di miglioramento della qualità dell’assistenza ostetrica basate su report e corsi di aggiornamento del personale ed infine la possibilità di un sostegno tecnico (e non) al professionista ginecologo, onde evitarne una vera e propria “paralizzazione” lavorativa che, comprensibilmente, si potrebbe avere in un sanitario sottoposto a ripetuti procedimenti giudiziari.

Del modello giapponese se n’è occupata anche la Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni con un articolo a firma del vicepresidente Dr. Franco Marozzi, pubblicato on line il 23/09/2019.

Orbene, se da un lato la profilazione della responsabilità medica si basa sull’identificazione del nesso causale, maggiori difficoltà sovvengono nel momento valutativo in cui non si dovrà solo considerare il mero danno biologico generatosi, ma anche le opportunità perse, le limitazioni funzionali o meno e le ripercussioni che esse potranno avere in una vita in fieri.

Sul tema è stato illuminante l’intervento svolto al convegno dal Dr. Enrico Pedoja, Infatti, l’età evolutiva necessita di un’ampia flessibilità nell’approccio valutativo che dovrà essere basato anche sulla stringente previsione di ciò che accadrà. Se alle varie fasi dello sviluppo del bambino corrisponde l’acquisizione di differenti funzioni mentali, relazionali e comunicative, la metodologia percentualista è da considerarsi limitata al fine di descrivere le conseguenze di un determinato danno nell’accrescimento del bambino.

A tal proposito, sarà utile dotarsi di sistemi classificativi e descrittivi che diano un’idea della futura adattabilità del bambino in base al suo residuo funzionale, sia in termini somatici che psichici.

Se da un lato si comprende la intrinseca difficoltà della valutazione in termini di danno biologico (ovverosia limitare ad una percentuale il quadro menomativo - spesso grave - riportato nei baby case), ulteriori problematiche sorgono al momento della valutazione del danno patrimoniale.

Non potendo parlare strettamente di “danno emergente” e, ovviamente, di “lucro cessante”, infatti, si dovrà profilare un “ danno futuro” patrimoniale (con tutte le caratteristiche del caso, cfr Cass. 40120/2021, 3393/2010) che tenga conto delle reali possibilità di emancipazione economica che vi sarebbero in termini di “ normalità .

A tal riguardo, la complessità del quesito risiede proprio nella definizione e nella misurazione della normalità ”, elemento peraltro da richiamare al momento della valutazione delle “ chance perdute ” (Cass. 28993/2019).

In ultimo, non sarà da dimenticare il “ danno parentale ” di cui dovranno beneficiare i genitori e l’intero nucleo familiare in ragione del “ grave disagio e disgregazione ” (Cassazione n. 1635/2022) prodottosi.

Peraltro, a tutte queste forme di danno, sarà necessario integrare il danno patrimoniale cagionato ai genitori. In estrema sintesi, le menomazioni riportate a seguito di un baby case possono dar luogo a numerose difficoltà valutative e interpretative che spesso richiedono strumenti materiali (tabelle / classificazioni) e morali (la valutazione della “normalità”) complessi che, sovente, possono trovare differenti prospettive interpretative sia in termini medici che giurisprudenziali.

Compito della medicina legale è trovare occasioni, come lo è stato il convegno tenutosi in data 29.09.2023 presso la Biblioteca della Camera dei deputati, in cui mettere allo stesso tavolo magistrati, avvocati e medici al fine di trovare una visione comune sul tema.
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(*) A cura di Niccolò Maria Sposimo, medico legale di direzione

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