Giustizia

Magistrati in sciopero contro la separazione delle carriere - Avvocati penalisti: è un errore

La mobilitazione del 27 febbraio è stata indetta a dicembre dall’Anm. Il clou in programma sarà a Roma a partire dalle 10. Prima un flash mob sulla scalinata della Cassazione, a seguite l’assemblea pubblica al cinema Adriano

Giovedì 27 febbraio con le coccarde tricolori sulle toghe e una copia della Costituzione tra le mani i magistrati in sciopero spiegheranno ai cittadini le ragioni del loro “no” alla riforma sulla separazione delle carriere che, dopo l’approvazione in prima lettura alla Camera, è ora all’esame della Commissione Affari costituzionali del Senato. Da nord a sud i magistrati incroceranno le braccia giovedì per uno sciopero “a difesa della Costituzione”.

La mobilitazione è stata indetta a dicembre dall’Anm. Il clou in programma sarà a Roma a partire dalle 10. Prima un flash mob sulla scalinata della Corte di Cassazione, con i magistrati che indosseranno una coccarda tricolore sulla toga e terranno in mano una copia della Carta. A seguire pm e giudici si sposteranno in una sala del cinema Adriano, proprio di fronte il palazzo della Corte, dove si terrà l’assemblea pubblica aperta alla società civile, con i vertici dell’Anm, magistrati e cittadini.

Sono previsti gli interventi del presidente dell’Associazione Cesare Parodi, del segretario Rocco Maruotti e del vicepresidente Marcello De Chiara. Tra gli ospiti lo scrittore Gianrico Carofiglio e l’ex presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia. Anche a Milano è in programma un flash mob davanti al Palazzo di Giustizia, seguito da un’assemblea in Aula Magna, mentre a Genova è prevista la partecipazione, tra gli altri, di Antonio Albanese, che leggerà un testo di Piero Calamandrei. A Napoli, invece, l’assemblea si svolgerà alla biblioteca Tartaglione del Palazzo di Giustizia. Attesi gli scrittori Maurizio De Giovanni e Viola Ardone. In alcune città sono stati organizzati eventi con gli studenti delle scuole superiori e universitari.

Per Cesare Parodi: “Si è creata intorno alla magistratura negli anni - progressivamente e non solo per colpa della politica, anzi - una narrazione non corretta sull’immagine del magistrato e sull’immagine dei gruppi associativi. Se non riusciamo a modificare questa immagine portandola alla realtà, è sicuro che quella parte di cittadini che non ha fiducia in noi non cambierà idea”.

Per il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro: “Non c’è nessun intervento punitivo nei confronti della magistratura, nessuno spirito di rivalsa” e l’accusa di voler sottoporre il pm all’esecutivo è “decisamente strumentale”.

Molto critici i penalisti. In una nota la Giunta delle Camere penali scrive che è “errata nel merito e nei modi la protesta organizzata dalla Anm”. “Separare le carriere – proseguono - significa infatti rendere la giustizia penale più moderna, aderente al modello processuale vigente e rendere finalmente ’terzo’ il giudice come vuole l’articolo 111 della stessa Costituzione. Avere due consigli superiori uno per i giudici ed uno per i pubblici ministeri significa garantire ad entrambe le magistrature, giudicante e requirente, con piena indipendenza ed autonomia, ma al tempo stesso garantire i magistrati dai condizionamenti che derivano inevitabilmente dall’avere un governo comune che ne amministra le carriere e la disciplina”.

“Gli scandali nella gestione delle carriere che hanno caratterizzato nel tempo - da ultimo lo scandalo Palamara – l’amministrazione correntizia del Csm non vengono mai citati dai vertici della Anm, come non viene mai citata la evidente politicizzazione interna del sindacato dei magistrati, che è stata oggetto di censura e di durissima critica da parte di ampi settori della magistratura stessa - proseguono i penalisti - Mentre Anm tenta di mostrare questo sciopero come svolto in favore dei cittadini e a tutela della indipendenza della magistratura, risulta sempre più chiaro che, invece, si tratta di una iniziativa volta alla tutela di tipo corporativo di una situazione di privilegio e di potere, in quanto la riforma non solo non intacca l’indipendenza dei pubblici ministeri e dei giudici, che continua ad essere espressamente garantita dall’articolo 104 della Costituzione, ma ne rafforza l’autonomia rispetto ai condizionamenti e alle influenze interne”.

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